Dopo 5 anni di lavori di ristrutturazione, durante i quali è stato nascosto alla vista dei napoletani, il campanile della Basilica del Carmine Maggiore è stato restituito ai napoletani e alla città. Ingabbiato per circa un lustro dalle impalcature dei lavori, in questi giorni il campanile è tornato libero: e così, tutti quelli che si trovano a passare per la piazza del Carmine, praticamente un tutt'uno con piazza Mercato, possono nuovamente ammirare il campanile dell'omonima basilica, uno degli esempi più fulgidi del Barocco napoletano. Le foto dell'opera restaurata sono state pubblicate su Facebook dalla pagina ufficiale della Basilica Santuario del Carmine Maggiore. "Seguiamo con attenzione i lavori di smontaggio delle impalcature che ci stanno restituendo il campanile in tutto il suo rinnovato splendore. Vi presentiamo una galleria di immagini che ci mostrano da vicino qualche particolare dell’intervento eseguito dalla ditta ADA restauri" si legge a corredo delle immagini.

La Basilica del Carmine Maggiore a Napoli

Le origini della Basilica del Carmine Maggiore di Napoli risalgono almeno al XIII secolo. Nella zona del mare, fuori le mura della città, in una chiesetta dedicata a San Nicola, frati carmelitani costretti a lasciare la Palestina custodirono l'immagine raffigurante Santa Maria del Carmina, detta "La Bruna". Nel 1270, Carlo I D'Angiò concesse un terreno ai carmelitani, vicino alla chiesetta dedicata a San Nicola, affinché edificassero una nuova chiesa, che venne costruita tra la fine del Duecento e l'inizio del Trecento in pieno stile gotico, inglobando anche la precedente chiesetta di San Nicola. Dedicata inizialmente alla Vergine Assunta, nel 1828 venne data alla chiesa la consacrazione liturgica con il titolo di Basilica di Santa Maria del Carmine o del Carmine Maggiore.