Nell'immaginario collettivo, la distruzione della Biblioteca di Alessandria viene considerata uno dei più grandi "crimini" contro il patrimonio intellettuale dell'umanità. Ma se questa avvenne per mani ed in periodi diversi (iniziò tutto nel 48 avanti Cristo per mano di Giulio Cesare, proseguì quindi con Aureliano nel 280 dopo Cristo, quindi continuò nel 391 con Teodosio per poi terminare nel 642 con la conquista araba dell'Egitto), non si può dire altrettanto della distruzione di circa duecentomila libri avvenuta nelle ultime settimane nella Seconda Municipalità di Napoli.

Si tratta, ovviamente, di due storie diverse: ma fa rabbia pensare ad una mole di libri di tale portata completamente distrutta, quando invece potevano andare in regalo a scuole e biblioteche. Ne parla diffusamente il quotidiano Il Mattino, che ha ricostruito la vicenda, che non vede protagonisti imperatori e generali, ma due personalità distinte: Tullio Pironti, storico libraio ed editore da una parte, e Francesco Chirico, fedelissimo del sindaco Luigi De Magistris nonché presidente della Municipalità II di Napoli, che comprende gli storici quartieri di Avvocata, Montecalvario, Mercato, Pendino, San Giuseppe e Porto, e la cui sede si trova proprio a pochi metri dalla libreria Pironti.

La vicenda: dal possibile evento di piazza al macero

Tutto inizia nell'aprile 2013, quando Pironti ottiene direttamente dal sindaco De Magistris un "deposito temporaneo", nella sede della seconda Municipalità, in piazza Dante 93. Qua vengono portati circa 200mila libri in svariati scatoloni, sigillati e depositati su vari bancali. "L'idea era di organizzare poi un evento in piazza, e avevamo trovato anche il nome. Si doveva chiamare una “Montagna di libri”, e chiunque poteva prenderli gratuitamente", ha spiegato Pironti. E finora, in attesa dell'evento, i libri sono sempre stati lì, in attesa. Poi, qualche giorno fa, la sorpresa: Pironti si reca nel deposito e scopre che sono rimasti soltanto pochi volumi. Il resto sono finiti al macero.

"Abbiamo avvisato più volte l'editore che quegli spazi ci servivano, e che doveva provvedere allo sgombero, ma non ci ha dato retta, così abbiamo preso accordi direttamente con l'Asia", spiega Chirico. E dunque, addio libri: caricati con un muletto sui camion, sono finiti al macero. Un autentico scempio che poteva essere evitato, magari semplicemente regalando i libri a scuole e biblioteche pubbliche. Una vergogna sulla quale bisognerà ora fare chiarezza.