Invece di acquistare di volta in volta le marche da bollo da usare per le cause civili, utilizzavano sempre le stesse: sui documenti incollavano delle semplici fotocopie. Senza pensare che ogni marca ha un suo codice identificativo, che poi risulta nei database del Tribunale. Nove avvocati, che lavoravano in alcuni studi legali del Napoletano e tutti presso il Foro di Napoli, sono stati sospesi in seguito alle indagini della Guardia di Finanza, che ha scoperto il meccanismo e formulato l'accusa di tentata truffa ai danni dello Stato: non potranno esercitare l'attività per un anno.

Le indagini erano partite quando alla Procura erano arrivate delle segnalazioni su anomalie rilevate dall'Ufficio Ruolo Generale Affari Contenziosi Civili. Gli impiegati, al momento dell'iscrizione a ruolo delle cause civili, avevano ricevuto dal sistema informatico un messaggio di errore: il numero identificativo della marca da bollo o del contributo unificato risultavano già registrati ed utilizzati e non potevano naturalmente essere usati una seconda volta.

Gli accertamenti erano stati delegati alla Guardia di Finanza del Gruppo di Nola, che aveva avviato le analisi su tutti i valori da bollo non accettati dal sistema per verificare se si trattasse di un malfunzionamento del software o se realmente fossero stati usati in altri procedimenti, anche presso altri uffici giudiziari sul territorio nazionale.

Si è scoperto così che le marche da bollo segnalate erano davvero state già inserite nel sistema per procedimenti precedenti, usando delle fotocopie, in alcuni dei casi anche più volte, dallo stesso avvocato. Estendendo le indagini, i finanzieri hanno identificato 9 professionisti, tra i quali alcuni collegati allo stesso studio legale del primo, che avevano usato lo stratagemma più volte. Gli esiti delle indagini hanno portato alla misura cautelare, emessa dal gip di Napoli su richiesta della Procura, che ha determinato la sospensione per un anno dei legali coinvolti.