“Adesso faccio saltare tutto in aria. La faccio finita, mi butto giù assieme a mia figlia”. Sono le 10 del mattino, al civico 79 di via Forcella, nel cuore del centro storico di Napoli, una donna russa di 41 anni urla le sue intenzioni lanciando oggetti dal balcone del terzo piano. I vicini si affacciano, chi è in strada si ferma a osservare la scena e a filmare con il cellulare ma qualcuno avverte due poliziotti del commissariato di Vicaria – Mercato in pattuglia nella zona. Saranno loro a salvare entrambe riuscendo ad afferrare sul parapetto esterno la donna che stringeva la piccola a sé.  Quando arrivano al portone i condomini li avvertono che in casa c’è una bambina di 5 anni di cui non hanno notizie da alcuni giorni. Sul pianerottolo la donna riprende con le minacce: “Andate via, non vi apro! Non entrerete mai, non farete in tempo, adesso mi butto con mia figlia!”. Gli agenti, che intanto hanno chiamato i vigili del fuoco, capiscono che non c’è tempo. A calci e spallate riescono ad abbattere la pesante porta d’ingresso, in un paio di minuti i cardini cedono. A quel punto la donna afferra la bambina, la stringe al petto e corre verso il balcone per lanciarsi nel vuoto. Un volo di 10 metri potenzialmente fatale.

È questione di secondi, i poliziotti si dividono i ruoli: uno si aggancia alla porta finestra, l’altro si lancia per afferrare la donna che ormai è all’esterno del parapetto. La catena umana funziona giusto in tempo, l’agente usa il braccio come un uncino per riportarle all’interno e crollano uno sull'altro nella stanza. La russa non si arrende, per bloccarla occorre un ulteriore sforzo. La trasportano al reparto di psichiatria del San Giovanni Bosco per un trattamento sanitario obbligatorio, intanto la bambina (nata a Napoli) è accompagnata in commissariato. Il padre arriva poco dopo, è un muratore ucraino di 43 anni senza permesso di soggiorno. Esce dall’ufficio con una denuncia per la legge sull’immigrazione e senza la figlia, affidata ai servizi sociali.

di Salvatore Garzillo