L'applauso parte dai palazzi, mentre una il gruppetto di automobili è bloccato in via Leopardi, una delle strade principali di Fuorigrotta, a Napoli. Arriva dai balconi, dalle finestre. "Ma dove andate? a casa dovete restare, avita rimane' ‘a casa, ancora non l'avete capito?", grida una donna, mentre si sporge in pigiama dal balconcino. Quel battito di mani è per i poliziotti che stanno passando al setaccio documenti e autocertificazioni: è uno dei posti di blocco con cui si stanno controllando le strade per verificare il rispetto dei decreti per limitare la diffusione del Sars-Cov-2, il coronavirus che in Campania ha contagiato quasi 700 persone e causato 11 decessi.

Gli agenti del commissariato San Paolo, che in questo quartiere di Napoli ovest ha competenza territoriale, hanno praticamente chiuso via Leopardi; non un posto di controlli di quelli in cui le verifiche sono a campione, ma un posto di blocco: vengono fermati tutti, senza alcuna distinzione, e per tutti si procede col controllo dei documenti e delle autocertificazioni, che vengono ritirate per ulteriori verifiche. In una situazione normale si sarebbe creata una coda di chilometri. Stasera, intorno alle 20 di oggi, 19 marzo, soltanto poche auto in colonna, sono meno di dieci: segno che forse i cittadini stanno cominciando a capire che le tanto odiate limitazioni alla libertà personale sono l'unica misura che al momento può tutelare la salute pubblica

E non è un lavoro facile. Verifica le residenze, spiega ad ognuno di che tipo di controllo si tratta e quale è il motivo, tieni a bada qualcuno un po' più agitato che accampa scuse, che inventa storie. E con un occhio libero, se ti rimane, controlla che qualcuno in lontananza non faccia inversione all'improvviso, per infilarsi nella stradina laterale ed evitare il controllo. Poi parte quell'applauso, che ricorda il supporto dei tifosi dagli spalti: l'uomo in più in campo, per dare forza a quei ragazzi che non corrono dietro a un pallone ma cercano di arginare un virus.