Particolare della concrezione calcarea sul fondo del cunicolo.
in foto: Particolare della concrezione calcarea sul fondo del cunicolo.

Scoperto un nuovo tratto dell'acquedotto romano del Serino, detto "augusteo" perché costruito proprio durante il regno dell'imperatore Augusto: si trova nell'attuale quartiere Posillipo di Napoli, ed è stato scoperto dopo un lavoro iniziato tre anni fa dall'Associazione Hyppo Kampos Adventure dagli speleologi Mauro Palumbo, Marco Ruocco e Luigi de Santo. Il tratto scoperto alimentava con ogni probabilità anche la villa di Publio Vedio Pollioni e l'insediamento romano di Nisida, ma finora era solo stato "ipotizzato" dagli storici, in mancando di rilievi di spessore che ne confermassero il passaggio in zona.

"Tutto è iniziato con l'ispezionare una parete tufacea della collina di Posillipo, a Coroglio, dove fu individuata una apertura: percepimmo subito che si trattava di una opera ipogea", hanno spiegato Mauro Palumbo e Marco Ruocco. E da là, la prima scoperta: calandosi per circa 80 metri lungo il costone, comparve un cunicolo nascosto dall'edera ed alto 1.60 metri e largo appena 0.6 metri. Dopo un lungo lavoro durato tre anni, il percorso è venuto a galla: lungo quasi 250 metri, si interrompe in un punto dove un crollo impedisce di continuare l'esplorazione, almeno per adesso. Ma molto sarà possibile ricostruirlo grazie alle rielaborazioni in 3D. "Le acque dai monti distanti decine di chilometri scorrevano a pelo libero e, superata Napoli, si riversavano nelle cisterne delle thermae e domus, che i romani avevano costruito nei punti più panoramici della Campania Felix prima di dirigersi a nord e rifornire i due porti di Puteoli e Misenum. La quota sul livello del mare e la localizzazione di questo condotto ne attribuiscono più precisamente l’appartenenza all’acquedotto Augusteo descritto dagli autori antichi", hanno spiegato ancora Palumbo e Ruocco.

L'acquedotto romano più grande di sempre: 140 chilometri

Costruito intorno all'anno 10 dopo Cristo per soddisfare l'approvvigionamento idrico di Napoli, cresciuta a dismisura negli anni precedenti e per la quale non bastavano più quelli precedenti, l'acquedotto del Serino, detto augusteo dal nome dell'imperatore in carica in quel periodo, partiva dall'omonimo fiume nei pressi del monte Terminio, nell'avellinese, e si snodava per 96 chilometri fino a Miseno, rifornendo otto città e diverse ville romane. Complessivamente lungo 140 chilometri, è stato di fatto l'acquedotto romano più lungo almeno fino al V secolo dopo Cristo. Ristrutturato più volte, l'ultima delle quali nel 324 dopo Cristo sotto l'imperatore Costantino, serviva tra le altre le città di Nola, Acerra, Atella, Napoli, Ercolano, Pompei, Pozzuoli, Baia, Cuma e appunto Miseno, dove terminava. Le tracce di questo immenso acquedotto sono ancora oggi sparse per la città: gran parte, infatti, non correva nelle gallerie ma all'aperto attraverso arcate che ancora oggi si trovano ben visibili in alcuni punti del capoluogo partenopeo. Quello più famoso si trova nella zona dei Ponti Rossi, il cui nome deriva proprio dalle arcate di colore rosso che facevano parte proprio dell'acquedotto augusteo del Serino.

La zona dei Ponti Rossi, nome derivato dalle arcate di quello che fu l'Acquedotto augusteo del Serino. [Foto da Wikipedia]
in foto: La zona dei Ponti Rossi, nome derivato dalle arcate di quello che fu l’Acquedotto augusteo del Serino. [Foto da Wikipedia]