Avvolto nel cordame e trattenuto dai bidoni, finito in una sorta di trappola galleggiante che gli ha impedito di muoversi e di mangiare. Sarebbe morto così, di fame, il delfino la cui carcassa si è spiaggiata questa mattina, 11 novembre, sulle coste del Parco Sommerso di Gaiola, a Napoli. Il mammifero, un esemplare adulto di circa tre metri, sarebbe stato ucciso dalle reti da pesca abbandonate in mare. Il ritrovamento è stato segnalato dal Centro Studi Interdisciplinari Gaiola onlus (CSI Gaiola onlus), che ha avviato le procedure per la rimozione della carcassa.

"Questa mattina triste risveglio al Parco Sommerso di Gaiola – si legge nel post pubblicato sul profilo Facebook della onlus – le mareggiate in corso hanno spiaggiato una carcassa di delfino ancora avviluppata in una matassa di cordame, reste e bidoni da pesca, che farebbe pensare che il povero animale sia morto di stenti rimasto invischiato in questa trappola galleggiante. Si tratta di un esemplare adulto di tre metri, molto probabilmente della specie Tursiops truncatus. Solo un'analisi più dettagliata della carcassa e delle ossa del cranio potrà dare la certezza sulla specie. Ancora una volta, questo ritrovamento accende i riflettori sulla problematica dei rifiuti in mare ed in particolare sul problema del Ghost fishing, attrezzi da pesca, probabilmente abbandonati alla deriva, che continuano a seminare morte tra gli organismi marini.

Bisogna ricordare che il tursiope è una specie tutelata da diverse direttive internazionali (in primis la Direttiva Habitat).
È stata attivata la procedura per la rimozione della carcassa allertando il reparto competente della ASL, ma data la difficoltà di accesso da terra, probabilmente bisognerà aspettare che si calmi il mare per poter far intervenire un mezzo della Capitaneria di Porto da mare".