Per qualcuno la pulizia dei monumenti, effettuata spesso da volontari, significa solo una cosa: nuovo spazio su cui scrivere, e su cui farlo quanto prima per lasciare la propria firma. E non è il caso dei murales, a volte vere e proprie opere d'arte contemporanee: solo un paio di lettere tracciate con una bomboletta, che deturpano un monumento e gettano anche un'ombra negativa sui writers che, per colpa di certe persone, diventano nell'immaginario collettivo dei vandali in grado solo di sporcare. È il caso del monastero di Santa Chiara, che dopo i recenti interventi di pulizia è di nuovo stata imbrattata.

Sui marmi della facciata, proprio sotto le colonne dell'ingresso, sono comparse due lettere, una O e una P, probabilmente le iniziali di chi si è messo in testa di lasciare una testimonianza del proprio passaggio su uno dei beni storici più importanti di Napoli. Lo segnala anche il consigliere regionale Francesco Emilio Borrelli, che con un post su Facebook evidenzia come molte opere subiscano la stessa sorte e invoca pene più aspre per i vandali della bomboletta spray.

“La facciata del monastero di Santa Chiara – scrive Borrelli, insieme al consigliere municipale Salvatore Iodice – è stata deturpata con alcune scritte da qualche cialtrone delinquente. Uno dei più bei complessi monastici della nostra città è stato rovinato da qualche ragazzino che non ha la minima idea del grave danno che ha arrecato all’immagine della basilica. Purtroppo questo fenomeno sta dilagando in tutta la città e sono parecchi i monumenti che ogni giorno vengono imbrattati solo per goliardia. Basti pensare che lo stesso monastero era stato ripulito da poco, ed ora siamo punto e da capo E’ ora di dire basta a questo scempio. Ci auguriamo che i responsabili di questo atto vandalico vengano acciuffati al più presto e vengano puniti a dovere. Un gesto del genere, che danneggia un bene inestimabile, è un reato gravissimo e deve essere redarguito a dovere. Servono pene durissime per chi si macchia di questi scempi, forse così prima di improvvisarsi ‘artisti’ ci penseranno due volte”.