La nuova circolare diramata dal Ministero dell'Interno, dopo l'approvazione dei due decreti sicurezza voluti dal precedente governo, stabilisce che i cittadini che sono in attesa dell'esito del ricorso per ottenere la protezione umanitaria devono essere espulsi dai circuiti di accoglienza. Una decisione, presa dall'attuale governo, che sta portando a delle situazioni paradossali e in alcuni casi devastanti. Espellere i migranti dai circuiti di accoglienza, mentre attendono ancora dallo Stato italiano una risposta definitiva sulla loro vita, porterà ad un aumento del disagio e della marginalità sociale. Già perché chi verrà cacciato via, secondo l'ultima circolare del Viminale, semplicemente verrà messo in strada. Chi uscirà dai Cas e dagli SPRAR, luoghi dove comunque è previsto il vitto e alloggio e la presenza di mediatori culturali, andrà ad ingrossare le fila dell'esercito di senza fissa dimora del nostro paese. Persone che non avranno un posto dove dormire e mangiare, che non faranno altro che addensarsi negli interstizi urbani di degrado e marginalità. Una soluzione che, se è possibile, peggiora ancora di più l'azione dei due decreti sicurezza che ha stabilito la scomparsa progressiva degli SPRAR, piccole strutture per l'accoglienza dei migranti, integrate nel tessuto urbano dei comuni. Il caso di Nash Nyako Amaoako è un esempio fulgido di come il governo nazionale continui ad assumere decisioni in materia di immigrazione senza preoccuparsi delle conseguenze ed avendo, evidentemente, per nulla chiaro il quadro di impatto sociale del fenomeno.

Cieco e cardiopatico, Nash rischia di finire in strada

Ha 67 anni e per 25 anni ha lavorato in nero nelle campagne tra Foggia e Castelvolturno, sfruttato dai caporali italiani a raccogliere pomodori, pere e patate. Nash è ormai cieco, il diabete gli ha progressivamente portato via la vista, vive nello SPRAR di Caserta, viene dal Ghana e ha 3 figli che non vede da 25 anni. "Nel 2016 la commissione mi ha ascoltato – spiega a Fanpage.it – e mi concesso il permesso di soggiorno per motivi umanitari, da lì sono stato poi inserito nel progetto di accoglienza dello SPRAR di Caserta. Successivamente però la commissione distrettuale mi ha richiamato per riesaminare il mio caso e mi hanno tolto la protezione umanitaria. Ora ho fatto ricorso, non saprei dove andare e come vivere" racconta il bracciante. Quando si è recato in commissione è andato in compagnia di un'operatore che lo doveva guidare perché Nash ormai vede solo delle ombre. Sul tavolo della commissione è finita anche la sua cartella clinica: "Nel 2007 mi sono sentito male a Castelvolturno – dice Nash – ebbi un infarto e mi portarono all'ospedale di Pineta Grande dove mi hanno operato al cuore. Da lì sono stato aiutato dalla mia comunità a Castelvolturno e dall'ospedale di Emergency che mi diede la possibilità di avviare la pratica per ottenere la protezione umanitaria". Diabetico, cieco e cardiopatico, secondo la nuova circolare del Ministero dell'Interno, Nash dovrebbe essere messo in mezzo ad una strada, senza assistenza e senza possibilità di sopravvivere.

"Un terzo della mia vita l'ho passata in Italia, il governo mi aiuti"

Nash è arrivato negli anni '90 in Italia e iniziò a lavorare nelle campagne del foggiano come bracciante al soldo dei caporali, nella raccolta di pomodori. "Chiesi il permesso di soggiorno alla Questura di Foggia – spiega – ma mi chiesero il contratto di lavoro e io non lo avevo perché mi tenevano a lavorare in nero. Così mi rifiutarono il permesso e fui costretto per un periodo a scappare dalla polizia perché ero senza documenti". All'arrivo a Castelvolturno, Nash riprende il suo lavoro di bracciante: "Tutti i giorni andavo sulle rotonde, facevo su e giù in attesa che qualcuno mi offrisse un lavoro nei campi. Lavoravo nella zona di Giugliano a raccogliere i pomodori principalmente". Dopo l'infarto però le sue condizioni di salute non gli hanno più consentito di lavorare nei campi. "Andavo sempre sulle rotonde per trovare lavoro, ma io non ce la facevo più, non aveva più la forza a causa dei miei problemi con il cuore". E' sopravvissuto grazie all'aiuto di Emergency e della comunità ghanese di Castelvolturno che gli pagavano il fitto di casa. "Non vedo i miei figli da 25 anni, io non posso andare via dall'Italia, non saprei come fare – dice alle telecamere di Fanpage.it – ho passato un terzo della mia vita in Italia a lavorare nelle campagne, ora chiedo solo che il governo italiano mi aiuti e mi riconoscano la protezione umanitaria".