"Nel 2068 la città di Napoli sarà agghiacciante". La città partenopea secondo "Adrian" è una sorta di cloaca a cielo aperto, il fiore all'occhiello di tutte le cittadine distopiche, messa peggio di quella immaginata dalla visionaria "Gatta Cenerentola" di Alessandro Rak, Ivan Cappiello, Marino Guarnieri e Dario Sansone. E, inoltre, Adriano Celentano riesce a fare anche di più: piazzare un palazzone di "Mafia International" nel pieno centro della città.

Nel futuro di Adrian, la città è una megalopoli industrializzata, tecnologica, sporca (no, questa non è una novità da distopia) e cattiva dove comanda la criminalità organizzata. Ci lamentiamo dei luoghi comuni, degli stereotipi, delle false convinzioni che albergano dentro e fuori il ventre cittadino e poi arriva il distopico trito e ritrito di Adriano Celentano, che piazza la criminalità organizzata sotto forma di società per azioni nel cuore di Napoli. Che tristezza.

Un caso mediatico

La serie animata "Adrian" è stato un caso mediatico che, come prevedibile, ha disatteso ogni aspettativa, anche la più innocente e basilare. Nonostante le grandi firme impiegate nel progetto (Milo Manara, Nicola Piovani e lo scomparso Vincenzo Cerami), il passare del tempo, le idee di Adriano Celentano sono rimaste sempre uguali a se stesse. Un evento costruito di tutto punto, assemblato per destare curiosità sin dal suo spot, messo in onda di proposito con un volume più alto, come ha dimostrato il nostro esperimento. Utilizzando una scala metrica indicativa che va dai -30 ai -12 dBFS, che sarebbe l'unità di misura dei decibel nei sistemi digitali, abbiamo accertato che lo spot di Adriano Celentano è stato trasmesso con un volume superiore agli altri di almeno 10 dBFS. Tanto rumore per nulla: è davvero il caso di dire così.