Nella Terra dei Fuochi si muore di tumore soprattutto nelle aree più povere

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È quanto trapela dalla relazione che il senatore Lucio Romano ha stilato in quanto promotore dell’indagine parlamentare conoscitiva sulla mortalità per malattie neoplasiche nei 90 comuni della Terra dei Fuochi.

Che nella Terra dei Fuochi, l'area tra le province di Napoli e Caserta tristemente nota per le discariche di rifiuti e per i roghi tossici che infestano l'area, l'incidenza di tumori (e delle morti ad essi legate) sia più alta rispetto a tutto il resto della Campania, non è una novità. Adesso, però si scopre una relazione tra la mortalità e la povertà: infatti, il numero di morti di cancro nei 90 comuni della Terra dei Fuochi sono maggiori nelle aree più povere. A renderlo noto è la relazione che il senatore Lucio Romano ha stilato in quanto promotore dell'indagine parlamentare conoscitiva sulla mortalità nella Terra dei Fuochi.

Secondo quanto trapela dalla relazione del senatore di Democrazia Solidale e docente di Ginecologia all'Università di Napoli Federico II – effettuata prendendo in esame i 90 comuni iscritti nella zona rossa dalla legge 6 del 2014 – viene fuori una mappatura delle aree identificate come inquinate e a rischio dall'Arpac (l'Agenzia regionale di protezione ambientale) collegate all'incidenza dei tumori su di esse. I dati mostrano che l'incidenza della malattie neoplasiche non aumenta nei luoghi in cui sorgono le discariche di rifiuti, bensì nelle aree più povere, nelle quali incidono la qualità delle cure e l'accesso a servizi sanitari di qualità.

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