[Immagine di repertorio]
in foto: [Immagine di repertorio]

Il rimborso era spedito per posta, ma durante il tragitto se ne perdevano le tracce. Prima che il destinatario potesse accorgersene, però, veniva incassato. E i soldi sparivano, così come le possibilità della vittima di essere risarcita per incidenti stradali o per somme pagate e non dovute. Dietro queste sparizioni misteriose, hanno scoperto i militari della Guardia di Finanza, c'era una banda di criminali specializzata in falsificazione di assegni rubati che, con oltre 250 furti, è riuscita a incassare circa 370mila euro.

L'ordinanza di custodia cautelare è stata eseguita oggi, 26 febbraio, dalle fiamme gialle del Nucleo di Polizia Economico – Finanziaria di Napoli, su disposizione del gip del Tribunale di Napoli e su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia. In manette sono finite 10 persone, incastrate dalle indagini del Gruppo di Investigazione sulla Criminalità Organizzata, sotto il coordinamento della Dda.

Le fiamme gialle hanno ricostruito il modus operandi della banda, comprese le complicità necessarie per la “ripulitura” degli assegni. Essenziale, infatti, una quinta colonna dell'organizzazione all'interno degli uffici di Poste Italiane: 3 dipendenti del Centro Meccanizzazione di Roserio (Milano) controllavano la corrispondenza che passava tra le loro mani e selezionavano e sottraevano gli assegni che potevano tornare utili all'organizzazione.

La banda mirava agli assegni di traenza, ovvero quella forma di pagamento che viene emessa da assicurazioni, grandi aziende ed enti pubblici per pagamenti e rimborsi verso utenti di cui non conoscono le coordinate bancarie. Sono titoli non vincolati al conto corrente, ma soltanto al nominativo: "bastava" quindi modificarlo per passare all'incasso. I soldi finivano sui conti correnti, poi venivano prelevati allo sportello o tramite bancomat.

E così, usando almeno 29 “cambiatori”, il gruppo è riuscito a monetizzare più di 250 assegni, per un corrispettivo che si aggira sui 370mila euro. Il capo dell'organizzazione è stato identificato in Vincenzo Aliano, 62 anni, napoletano con una sfilza di precedenti penali: associazione per delinquere, possesso e fabbricazione di documenti di identificazione, sostituzione di persona, accesso abusivo a sistema informatico/telematico, violazione, sottrazione e soppressione di corrispondenza, truffa e ricettazione. Insieme al figlio Roberto clonava o falsificava i titoli mettendo il nome dei complici al posto dei reali destinatari del pagamento.

L'operazione delle forze dell'ordine, chiamata “Cheque connection”, si è conclusa con 10 arresti tra Villaricca e Qualiano e col sequestro preventivo di 27 immobili, 4 autovetture, 3 società e 45 rapporti bancari, per un valore complessivo di circa 5 milioni di euro. Destinatari dell'ordinanza sono Vincenzo Aliano, unico finito in carcere, mentre gli altri 9 sono ai domiciliari: Antonella Figurelli, Josè Marzà e Carmine Aiello, i tre dipendenti delle Poste, e Ciro Aliano, Roberto Aliano, Pietro Aliano, Giuseppe Russo, Antonio Cutolo e Gian Piero Donati.