Il narcos latitante Bruno Carbone
in foto: Il narcos latitante Bruno Carbone

Alla fine, aveva ragione lui. L'uomo arrestato a metà dicembre a Dubai, negli Emirati Arabi, non era il narcos Bruno Carbone ma l'imprenditore Domenico Alfano. Lo hanno scarcerato un paio di giorni fa, quando è arrivata la risposta dall'Italia: quelle impronte, prese al momento dell'arresto, non corrispondevano con quelle già nei database delle forze dell'ordine. La porta della cella si è aperta poche ore prima della partenza di quel volo che avrebbe dovuto portarlo in Italia, dove sarebbe stato accolto come uno dei narcotrafficanti ricercati più importanti, socio in affari di Raffaele Imperiale, quel "Lello Ferrarelle" che proprio a Dubai starebbe vivendo la sua latitanza dorata.

L'arresto di Bruno Carbone a Dubai

Fanpage.it ha ricostruito la storia grazie a fonti confidenziali. Bisogna fare un passo indietro, al 20 dicembre, quando Domenico Alfano arriva all'aeroporto di Dubai con la moglie e i figli. Passa i controlli, mostra i documenti. E a quel punto si ritrova circondato. Quel nome sul passaporto è segnalato, è l'identità falsa dietro cui si nasconde il narcos latitante Bruno Carbone. La faccia non è la stessa, ma forse ha fatto una plastica. Nemmeno l'altezza coincide, ma forse anche per questo c'è una spiegazione: prima le manette, poi se ne discuterà. Il presunto Bruno Carbone viene separato dalla famiglia e portato in cella e lì inizia il calvario. Avvisa la famiglia a Napoli, ma non sa come spiegare quello che gli sta succedendo: lo hanno arrestato e nemmeno sa perché.

In carcere senza sapere il motivo

I familiari contattano così un avvocato che avevano conosciuto parecchi anni prima. Parte la ricerca del mandato internazionale di cattura, che però non si trova: non risulta che Domenico Alfano sia ricercato dall'Interpol e nemmeno che ci sia in giro un criminale con quel nome. Arriviamo agli inizi di gennaio, quasi due settimane dopo, quando le autorità di Dubai inviano finalmente la comunicazione in Italia e trasmettono le impronte digitali e i riferimenti somatici. E c'è la comunicazione ufficiale: le forze dell'ordine hanno arrestato Bruno Carbone a Dubai.

Lo scambio di persona tra Bruno Carbone e Domenico Alfano

Probabilmente solo in quel momento Alfano capisce il motivo per cui si trova ancora in carcere: credono che sia il narcos. Tramite l'avvocato napoletano invia delle lettere ai giornali per proclamare la sua innocenza, racconta la sua disavventura e spiega che è soltanto un imprenditore che gestisce una pizzeria a Panama, ma non c'è verso di tirarsi fuori dalla situazione. Intanto i carabinieri, ricevuta la comunicazione da Dubai, verificano le impronte digitali con quelle di Carbone e appurano che non si tratta della stessa persona; lo comunicano alla Dda e parte la risposta verso gli Emirati Arabi: c'è stato uno scambio di persona. Libero? Non proprio: prima che a Dubai ne prendano atto, e finalmente sblocchino quella serratura, passa ancora un'altra settimana.