I killer hanno raggiunto Luigi Mignano nei pressi di casa sua, mentre stava per salire in macchina col figlio Pasquale per accompagnare a scuola il nipotino. Gli hanno sparato contro almeno 12 bossoli, uccidendolo sul colpo e ferendo alle gambe il figlio. Il bambino è stato tirato via da qualcuno, che ha provato a risparmiargli la vista del nonno morente e del padre ferito; accanto al corpo è rimasto lo zaino coi libri col simbolo di Spiderman. E poi, nel panico generale, i killer si sono dileguati su uno scooter. La dinamica dell'omicidio avvenuto il 9 aprile a San Giovanni a Teduccio, alle nove del mattino e alle spalle della chiesa e a pochi passi da una scuola, è ormai chiara. È successo all'interno del rione Villa, roccaforte dei Rinaldi, e proprio a quel clan risultava vicina la vittima. La polizia ha rinvenuto 12 bossoli, segno che chi ha decretato quella missione di morte ha disposto anche di non fare economia di piombo, per accertarsi che la vittima non scampasse e, soprattutto, per lanciare un segnale. Copione classico da agguato di camorra, ma con un particolare che, in quel caos, stona.

Mentre Luigi Mignano esalava l'ultimo respiro e il figlio continuava a grondare sangue dalle gambe, a qualche metro, c'era qualcuno che applaudiva. Che era in un'automobile poco distante, che aveva visto la sparatoria e presumibilmente aveva riconosciuto anche la vittima, che forse in quell'agguato tremendo aveva avuto un ruolo. Che, con quel gesto, stava mostrando approvazione per quello che era appena successo. Tutto intorno, solo sguardi terrorizzati e urla, il terrore di una pallottola impazzita, l'angoscia di aver visto troppo, ma in quell'automobile c'era chi non aveva timore di attirare l'attenzione dei sicari con le pistole ancora calde.