Emilio Lavoretano è stato portato questa mattina in carcere dagli agenti della Squadra Mobile di Caserta. L'ex gommista appena lo scorso 18 dicembre era stato condannato a 27 anni di carcere per l'omicidio della moglie Katia Tondi, uccisa il 20 luglio del 2013 a San Tammaro, ma senza che la Corte D'Assise di Santa Maria Capua Vetere emettesse contestualmente il provvedimento di carcerazione per l'uomo che era rimasto a piede libero. Poco meno di un mese dopo però, i giudici ne hanno disposto il trasferimento in carcere per pericolo di fuga e di reiterazione del reato. E così l'uomo è stato prelevato dagli agenti nella casa dei genitori a Curti, nel Casertano.

La richiesta di custodia cautelare è stata richiesta appena cinque giorni dopo la lettura della sentenza, lo scorso 23 dicembre, e quest'oggi è stata eseguita dopo l'emissione da parte della Corte d'Assise. Il processo a Lavoretano si era concluso dopo un lungo travaglio: l'uomo, che era rimasto a piede libero anche durante il processo, dove uno dei punti più controversi riguardava le perizie sull'orario di morte della donna, aveva tenuto con sé anche il figlio di sette anni, avuto proprio dalla moglie Katia, e che al momento della morte della donna aveva sette mesi. La condanna è arrivata lo scorso 18 dicembre 2019: secondo i giudici, fu lui a stringere il laccio intorno al collo della compagna trentunenne. Delitto che sarebbe avvenuto al culmine di una violenta lite di coppia dovuta a continue infedeltà dell'uomo nei confronti della compagna: fu lo stesso Lavoretano ad allertare il 118, dicendo loro: “Venite, sta mia moglie a terra”. Il piccolo, rimasto per tutto il tempo del processo con il padre, ora è stato affidato ad alcuni parenti, mentre i genitori di Katia Tondi, assistiti da Gianluca Giordano, hanno anche annunciato di voler andare avanti per ottenere l'affidamento del nipote.