Li prendevano la gola, sfruttando il loro estremo bisogno. Offrivano il denaro e poi lo pretendevano con interessi annuali altissimi: fino al 340%. Questo significa che, per un prestito da 10mila euro, dopo un anno ne rivolevano 34mila.E che le loro vittime fossero in condizioni economiche molto disagiate lo sapevano bene: oltre alla restituzione del denaro volevano anche che fossero consegnate loro anche le schede PostePay su cui venivano caricati i erogati dall'Inps, come il reddito di inclusione e il reddito di cittadinanza. Lo scenario è stato scoperto dalle indagini condotte dalla Guardia di Finanza della Compagnia di Casalnuovo e coordinate dalla Procura di Nola che hanno portato a una misura cautelare per quattro persone, residenti tra Brusciano e San Vitaliano, in provincia di Napoli, con precedenti penali e tutte appartenenti allo stesso nucleo familiare: padre, madre, figlia e genero.

Il capo dell'organizzazione, secondo quanto ricostruito dalle indagini delle forze dell'ordine, era la donna, finita ai domiciliari; al marito, alla figlia e al genero sono invece stati notificati i provvedimenti di divieto di dimora ed obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. Gli accertamenti erano partiti dopo la denuncia di una coppia di coniugi di Brusciano che, in difficoltà economiche, si era vista alle strette e aveva chiesto un prestito. Avevano avuto 1500 euro ma, dopo un anno, ne avevano restituiti più di 5mila. E il debito non era stato ancora estinto: c'erano anche da saldare gli interessi, che probabilmente non sarebbero finiti mai.

Le vittime, hanno ricostruito le fiamme gialle, venivano minacciate quando non riuscivano a pagare e avevano già dovuto consegnare le schede su cui veniva caricato il reddito di inclusione. Da aprile la situazione era peggiorata con l'introduzione del reddito di cittadinanza, che sarebbe stato caricato su nuove PostePay appositamente emesse: volevano anche quello.