I militari li hanno aspettati al rientro, dopo aver studiato i loro movimenti. Sapevano che erano usciti per pescare di frodo, a caccia di datteri di mare, e sapevano in che punto sarebbero attraccati. E loro, quando sono tornati e si sono trovati davanti la Guardia Costiera, hanno tentato il tutto per tutto: hanno speronato l'imbarcazione, gettato il pescato in mare e sono scappati. Riuscendo solo a peggiorare la loro situazione: sono stati inseguiti, bloccati e, in conclusione degli accertamenti, denunciati per danneggiamento ambientale, oltraggio, resistenza e speronamento.

L'operazione contro la pesca abusiva dei datteri di mare si è svolta nella notte tra l'8 e il 9 agosto in località Acqua della Madonna, nel comune di Castellammare di Stabia; impegnati, oltre agli uomini della Capitaneria di Porto locale, anche i colleghi di Napoli. Due pescatori di frodo sono stati bloccati subito, mentre gli altri due hanno speronato l'imbarcazione della Capitaneria e hanno tentato la fuga.

Perquisiti, avevano in barca mute, pinne e bombole, che usavano per le immersioni per la pesca abusiva. I datteri di mare che erano stati gettati in acqua durante la fuga sono stati ritrovati in mattinata dal 2° Nucleo Subacquei della Guardia Costiera di Napoli; contenuti in due retini, c'erano circa 70 chili di molluschi.

La pesca di frodo del dattero di mare

L'operazione della Capitaneria si colloca in in quadro di servizi approntato per impedire i danni collegati alla pesca di frodo del dattero di mare. Per estrarre il mollusco, infatti, è necessario distruggere, con scalpelli o a volte anche con piccole cariche di esplosivo, la porzione della roccia dove cresce; questo si traduce nella distruzione di interi tratti di roccia, con gravi ripercussioni ambientali.