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30 Aprile 2018
13:17

Poggioreale, detenuto in coma con lividi e traumi. La famiglia: “È stato picchiato”

Vicenda inquietante nel carcere di Poggioreale, Napoli, dove un detenuto è finito in ospedale in gravi condizioni. La famiglia denuncia uso della forza, aperta inchiesta. “Stanno dicendo che ha avuto un attacco di epilessia – racconta la sorella – ma mio fratello non soffre di epilessia. Fa uso di Minias per dormire perché è un ex tossicodipendente, quando non prende queste gocce per due o tre giorni ha crisi di astinenza che abbiamo sempre gestito noi e certo non si è mai ritrovato con lividi e traumi per tutto il corpo, addirittura in coma. Per noi è chiaro che è stato picchiato e lo denunciamo perché vogliamo giustizia e verità”.
A cura di Gaia Bozza
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R.L. ha 51 anni ed è detenuto nel carcere di Poggioreale da nove giorni. Deve scontare un residuo di pena di soli 6 mesi per reati relativi a oltre dieci anni fa. L'uomo è entrato in carcere con le sue gambe, oggi è intubato e tenuto in coma farmacologico, pieno di lividi e traumi. In mezzo, il buio. La denuncia arriva dalle sorelle dell'uomo, Lina e Monica, che andranno in Procura, con l'avvocato Raffaele Minieri dei Radicali, per presentare un esposto sulla terribile e oscura vicenda.

È stata intanto già aperta una inchiesta interna. Ma proviamo a ricostruire qualche pezzo di questa intricata faccenda, che assume i contorni di un giallo, attraverso il racconto dei familiari. R.L. viene arrestato  venerdì 20 aprile: deve scontare 6 mesi per un residuo di pena, un reato vecchio. Viene a scoprirlo perché si trova in ospedale per un controllo, ma niente di grave. Lì scopre l'amara sorpresa, con il passato che torna a trovarlo e gli dice che deve scontare altri 6 mesi in galera. La prende, tuttavia, con la filosofia necessaria: si sente bene, racconta la sorella Lina, fa una battuta per salutare i parenti e si reca in commissariato. La destinazione è il carcere di Poggioreale.

Il ricovero lampo all'ospedale Cardarelli e i traumi

Arriva il lunedì successivo, ma per problemi burocratici la sorella Lina non può andare al colloquio, le dicono che può comunque approfittare del colloquio del sabato, il "premiale". Passa di nuovo per chiedere informazioni giovedì ma, racconta, "mentre sono lì al carcere mi chiama mia sorella per dirmi di correre all'ospedale Cardarelli: la polizia l'ha avvertita che nostro fratello si trova in terapia intensiva". Comincia la folle corsa e l'impossibilità di capire cosa sia successo. "Mi dicevano di non preoccuparmi – racconta angosciata la sorella – Era piantonato persino in terapia intensiva da due guardie, alla fine sono riuscita a parlare con un medico". Il medico le riferisce, racconta, che l'uomo presenta contusioni, il naso fratturato, un ematoma all'occhio, dei graffi sulla fronte, ecchimosi sparse per il corpo. "Ma l'hanno picchiato? – gli chiede Lina – Signora alzo le mani, io non lo so", le avrebbe risposto il medico.

Venerdì 27 Aprile: attraverso la mediazione di Pietro Ioia, ex detenuto e presidente dell'associazione degli ex detenuti napoletani, la signora Lina riesce a ottenere un permesso per visitare il fratello. Lo lava, perché è pieno di sangue. La scena che si presenta di fronte ai suoi occhi è inquietante: "Era pieno di lividi su tutto il corpo, un occhio nero, non connetteva. Aveva il pannolone, il catetere, l'ho lavato io come un bambino di due anni. Eppure lo hanno messo subito in dimissioni, con l'unica prescrizione di ripetere la Tac dopo 7 giorni". R.L. viene dimesso, deve tornare a Poggioreale nonostante il catetere, la confusione mentale, i traumi: un ricovero lampo. Torna dunque in carcere, ma la permanenza in cella è brevissima: "Il giorno dopo, sabato, vado al carcere di Poggioreale per il colloquio, mi dicono di aspettare il secondo turno".

Il rimpallo tra carcere e ospedali: il coma 

Solo nel pomeriggio la signora scopre che suo fratello è di nuovo in ospedale, questa volta al San Giovanni Bosco, ma poi viene trasferito all'Ospedale San Paolo in rianimazione. Ma perché questo rimpallo tra carcere e ospedali? Cosa è successo a un uomo che entra sulle sue gambe in carcere e arriva in ospedale quasi morto 9 giorni dopo? Dopo una discussione "mi hanno fatto un permesso per il colloquio – racconta Lina – Sono andata all'ospedale San Paolo e ho trovato mio fratello intubato e in coma farmacologico". Non c'è chiarezza, sul punto: pare che il coma farmacologico sia stato deciso perché Leva non riusciva più a respirare autonomamente e che i traumi siano tanti, anche alle costole, ma non si hanno certezze al riguardo. Intanto, i familiari non riescono a vederlo facilmente e resta piantonato da due guardie in rianimazione. "Stanno dicendo che ha avuto un attacco di epilessia – racconta la sorella – ma mio fratello non soffre di epilessia. Fa uso di Minias per dormire perché è un ex tossicodipendente, quando non prende queste gocce per due o tre giorni ha crisi di astinenza che abbiamo sempre gestito noi e certo non si è mai ritrovato con lividi e traumi per tutto il corpo, addirittura in coma. Noi sospettiamo che sia stato picchiato e lo denunciamo perché vogliamo giustizia e verità".

Le denunce di violenze in carcere

L'associazione di Pietro Ioia, l'ex detenuto che ha denunciato anni fa la terribile "cella zero" di Poggioreale, accompagna le sorelle di Leva a sporgere denuncia "per accertare la verità, sappiamo bene quanto Poggioreale sia un luogo di sofferenze dove può accadere di tutto, ma quello che mi rattrista ancora di più è che nessun familiare è stato avvertito quando il detenuto è stato ricoverato in ospedale ed è una pratica diffusa: addirittura, in alcuni casi, i familiari hanno saputo della morte del loro congiunto il giorno del colloquio". La situazione di Roberto Leva potrebbe diventare l'ennesima bufera sul carcere di Poggioreale, spesso nell'occhio del ciclone, tutt'oggi sono sotto processo per violenze sui detenuti ben 12 guardie penitenziarie in seguito alla denuncia di oltre 150 detenuti, come Fanpage documentò quattro anni fa.

Davanti alla parola "epilessia", poi, non si può non ricordare la vicenda gravissima di Stefano Cucchi: anche di lui si disse che era morto per quello. Uno dei familiari, spinto dall'indignazione per quanto sta accadendo e la poca chiarezza intorno a questa vicenda, ha contattato anche l'associazione di Ilaria Cucchi: "Sono stata contattata dal fratello ho parlato con la sorella – racconta a Fanpage – Sono in attesa di avere notizie più precise per intraprendere tutte le iniziative che rientrano nelle nostre possibilità come associazione". Tra le possibilità, una delle prossime è che questa oscura vicenda arrivi direttamente sul tavolo del Garante Nazionale dei Detenuti.

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