«Siamo tutti sconvolti per Pierluigi, tutti. Nessuno di noi ha dormito. Abbiamo la morte nel cuore. La mamma non lo sapeva, ha sentito dalla televisione che c'era stata una sparatoria nella Questura di Trieste e si è allarmata. Ha chiamato il marito, ma lui non rispondeva, perché il povero Pasquale (il padre di Pierluigi ndr.) aveva già avuto la telefonata». Poco dopo la sparatoria in cui sono morti Pierluigi Rotta e Matteo Demenego, uccisi da un 29enne con problemi psichici che pare abbia estratto dalla fondina la pistola di uno dei due poliziotti, in una casa tra Licola e Giugliano c'è un telefono che squilla con insistenza, come racconta la vicina di casa della famiglia Rotta.

È quello del padre di Pierluigi, Pasquale. La moglie Enza è preoccupatissima, perché ha sentito di due agenti coinvolti in una sparatoria nella stessa Questura dove lavora il figlio. Pasquale già sa che Pierluigi è morto, mentre la moglie quando capisce inizia a piangere e urlare. È sola in casa, ma in poco tempo l'intero parco corre allarmato a casa della donna. È questa la cronaca della sera in cui arriva anche ai cari del giovane poliziotto la notizia della sua morte. A raccontarla è Tiziana, vicina di casa della famiglia Rotta.

Il cognato Felice, insieme alla sorella di Pierluigi, Giusy, sono immediatamente partiti per Trieste, accompagnati dalla mamma, dal papà e una zia. Quando i carabinieri a tarda sera arriveranno per comunicare la morte del giovane, non troveranno nessuno. «Pierluigi l'ho visto 20 giorni fa, avevo un geco in casa, ho iniziato a urlare. È salito ad aiutarmi, pensava fossero entrati i ladri». Tiziana racconta che Pierluigi era un ragazzo disponibile, che amava i suoi due nipotini. Aveva realizzato il sogno di diventare un poliziotto come il padre Pasquale e nei ranghi della Polizia di Stato, aveva trovato anche l'amore. Una tragedia per l'intero parco che conosceva i genitori del giovane e vive da quel momento un lutto profondo. «Tutto quello che succederà, l'ergastolo o qualunque cosa non ci restituirà Pierluigi», continua Tiziana, la vicina di casa. «Ho ancora Enza davanti agli occhi e Pasquale che era un marmo. Perché lui sapeva, ma non diceva nulla alla moglie. La gente nel parco piangeva, tutti li stimano, sono brave persone».