Continua a generare polemiche e malcontento il cosiddetto affaire Napoli, la sorta di ammutinamento messa in scena dai giocatori della squadra di calcio partenopea che si sono rifiutati di tornare in ritiro – dopo un momento non proprio felicissimo, in termini di risultati, per la squadra – creando così una frattura con il presidente De Laurentiis e con la società. Circa 150 tifosi azzurri si sono presentati, oggi, all'allenamento della squadra in programma allo stadio San Paolo, mettendo in scena una protesta contro i calciatori. I supporter partenopei hanno intonato cori nei quali hanno paragonato i giocatori a mercenari. Inoltre, hanno srotolato uno striscione sul quale campeggia la parola "Rispetto".

Il "caso Napoli" nasce, o sarebbe meglio dire esplode, il 5 novembre, dopo il pareggio in casa con il Salisburgo nella partita valevole per la fase a gironi della Champions League, massima competizione europea per club, a causa del quale il discorso qualificazione è rimandato. A fine match, negli spogliatoi, la società chiede ai giocatori di tornare in ritiro a Castel Volturno, dove sorge il centro sportivo del club: i calciatori, soprattutto i veterani, la vecchia guardia, fanno però la voce grossa e si rifiutano di salire a bordo del bus che li avrebbe portati in ritiro, tornando ognuno alla propria abitazione. Da allora è nato un braccio di ferro con la società, con i calciatori che hanno già allertato i rispettivi avvocati per appellarsi contro la decisione del club di far proseguire il ritiro.