Lo scoglione di Marechiaro è tufo che abbraccia il mare del golfo di Napoli. Sole a picco, amato dai campioncini di tuffi e dagli adoratori dell'abbronzatura nero pece, per lo più ragazzini, un sito frequentatissimo già dal mese di maggio. In quest'estate rovente napoletana quell'angolo di paradiso nel quartiere Posillipo è – anzi sarebbe, il condizionale è d'obbligo – stato scenario di una storia agghiacciante, di una violenza sessuale ai danni di una ragazzina residente nell'area collinare. Una vicenda che vede indagati tre suoi coetanei, tutti minorenni residenti in centro città. Nessun nome, nessun particolare: la gravità del racconto e la minore età dei protagonisti impongono giustamente uno schermo protettivo a tutela sia della presunta vittima che degli accusati.

Violenza sessuale di gruppo è l'accusa che riguarda i primi due. Avrebbero – è la pesante accusa – bloccato la ragazzina in un posto isolato dello scoglione di Marechiaro, le avrebbero abbassato il costume e toccata, violata nell'intimità, avvicinando il loro organo sessuale alle parti intime della giovane donna «facendola avvilire e neutralizzando ogni sua reazione diretta ad allontanarsi e sottrarsi alle violenza». Non finisce qui. Quando si allenta la presa del  branco di violentatori sul suo corpo la ragazzina, sbalestrata, cerca di ritornare in spiaggia. L'incubo si ripresenta ed è peggio di prima. Secondo il racconto dell'accusa il bruto ha le sembianze di un terzo giovanissimo uomo che «fingendo di volerle dare una mano a ritornare in spiaggia, la prendeva con forza» e abusava di lei in maniera completa.

Arriva la denuncia, si procede agli accertamenti medici di rito. Ora il pubblico ministero ha disposto il sequestro probatorio dei tamponi praticati sul corpo della minorenne per la comparazione del Dna del presunto autore della violenza consumata, eseguiti all'ospedale San Paolo di Fuorigrotta. Autorizzato l'incidente probatorio all'audizione protetta della minorenne e alla ricognizione di persona degli indagati. L'avvocato Matteo de Luca dello studio Krogh, difensore dei tre ragazzi coinvolti, ha reso noto che uno degli accusati ha prestato il consenso e si è sottoposto al prelievo.