Domenica di proteste in vari carceri della Campania. Ieri i detenuti hanno manifestato nel carcere di Secondigliano e in quello di Santa Maria Capua Vetere, in entrambi i casi per la preoccupazione della eventuale diffusione del coronavirus negli istituti penitenziari. La situazione è tornata alla normalità soltanto nella notte, dopo un'opera di mediazione condotta dalla direzione delle strutture. Polizia e carabinieri, in assetto antisommossa, erano pronti a intervenire ma non è stato necessario l'uso della forza.

Ieri nel carcere di Secondigliano i detenuti si sono limitati alla "battitura", ovvero ad attirare l'attenzione sbattendo degli oggetti metallici sulle sbarre delle celle, e hanno steso all'esterno delle lenzuola con le scritte "Entrato il covid-19 nel carcere, aiutateci" e "Siamo qui per pagare ma non con la vita". La protesta era nata perché uno dei detenuti era stato male e gli altri credevano che la febbre alta fosse uno dei sintomi del coronavirus. A quanto si apprende le condizioni dell'uomo sono migliorate nelle ore successive, ma la direzione ha ugualmente avviato l'iter previsto per tutti i detenuti e per il personale.

Più complicata, invece, la situazione del carcere di Santa Maria Capua Vetere, dove un gruppo di circa 150 detenuti si era impossessato delle chiavi di sei sezioni e le aveva occupate, allontanando gli agenti della polizia penitenziaria. A causare la protesta, la notizia di un primo detenuto risultato positivo a Covid-19. La situazione è tornata sotto controllo in piena notte, con la mediazione dei vertici del carcere, che hanno assicurato che verranno eseguiti i test a tutti i detenuti.

Nelle scorse settimane la protesta era scoppiata anche negli altri carceri, in seguito alla sospensione dei colloqui per via delle misure anti contagio; a Poggioreale decine di detenuti erano saliti sui tetti e avevano bruciati materassi, chiedendo che venissero applicate misure anti coronavirus più incisive anche all'interno della struttura.