"Genny non era un pregiudicato, Genny è una vittima". Sono le parole di Antonio Cesarano, padre di Gennaro, il ragazzo di 17 anni ucciso a colpi di pistola nella notte tra il 5 e il 6 settembre scorsi nel rione Sanità di Napoli. Ai microfoni di Fanpage.it Cesarano racconta: "Mio figlio non aveva precedenti, solo una messa alla prova per una tentata rapina per cui non sono state trovate provate prove". "Il giudice – continua – gli aveva dato una seconda possibilità perché credeva che non avesse a che fare con quell'ambiente, Genny faceva volontariato".

Cesarano: "Spari all'impazzata, potevano fare una strage"

Cesarano descrive il figlio diciassettenne come un ragazzo senza grilli per la testa. "Genny per noi era tutto, era un ragazzo che amava la vita, aveva tanti passioni, gli piaceva giocare a calcio e sapeva cucinare, il mio sogno era che diventasse un cuoco" . Su quella tragica notte l'uomo ipotizza. "Come è andata? Hanno sparato all'impazzata, c'erano decine di bambini poteva essere una strage". Antonio Cesarano afferma che suo figlio "non aveva precedenti penali, era stato sottoposto a una messa alla prova per un'accusa di tentato furto ma il giudice gli aveva creduto sulla parola e affidato ad opere di volontariato".

"Le istituzioni? Ci hanno abbandonato"

"Hanno sparato in piazza, in un luogo sacro, a pochi passi dalla Chiesa, dove si riuniscono i ragazzi. Non ci sono piazze di spaccio qui, non lo permetteremmo". "Nella Sanità c'è tanta gente per bene – dice ancora Antonio Cesarano – le istituzioni non ci sono, le Volanti passano la mattina e fermano chi porta il pane sul motorino, o chi circola senza casco, non sono questi i veri criminali". "A volte i poliziotti avvistano due persone sospette in moto e fanno finta di niente, qualcuno di loro dice "non mi faccio ammazzare per 50 euro". "Le istituzioni? Ci hanno abbandonato".