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Agli uffici comunali venivano consegnati documenti falsi che attestavano che la persona da seppellire fosse residente in un Comune diverso. Un sistema per risparmiare sui costi di tumulazione e sepolture, che vedeva tra gli ideatori due custodi del cimitero di Angri, finiti sotto indagine insieme ad altre 16 persone nell'ambito di una inchiesta della Procura di Nocera Inferiore delegata ai carabinieri. Gli accertamenti erano stati avviati in seguito alla morte di un ragazzo di 19 anni di Angri. Gli indagati sono complessivamente 18, dei quali 3 sono accusati di spaccio di stupefacenti e gli altri 15 di truffa, violazione di sepolcro, abuso d'ufficio e falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico.

Sono invece 5 i destinatari dell'ordinanza di misura cautelare, per i quali il gip del tribunale di Nocera Inferiore ha disposto l'interdizione dai pubblici uffici e il divieto di dimora nella provincia di Salerno; tre degli indagati, raggiunti dal divieto di dimora, secondo l'accusa avrebbero anche organizzato un traffico di sostanze stupefacenti nell'agro sarnese nocerino.

Le indagini erano partite dopo la morte di un ragazzo di 19 anni di Angri, avvenuta il 1 febbraio 2019 per una patologia congenita che non era stata diagnosticata; partendo da quel decesso i carabinieri avevano svelato un traffico di stupefacenti e, spostando l'attenzione sulla gestione dei servizi cimiteriali, avevano riscontrato diverse anomalie che riguardavano i certificati e le tumulazioni. È emerso che due degli indagati, dipendenti del Comune di Angri in servizio al cimitero come custodi, si accordavano coi familiari dei defunti per registrare dichiarazioni false di residenza in modo da corrispondere un ammontare inferiore a quanto stabilito dalle tariffe comunali per la sepoltura e la tumulazione della salma.