Una challenge nata su Internet, al pari di quelle altre (alcune ugualmente pericolose) che erano diventate popolari negli anni scorsi, o una trovata pubblicitaria. O, forse, tutte e due: la Samara Challenge potrebbe essere cominciata come tattica di guerrilla marketing e poi, grazie agli emulatori spuntati un po' dovunque, si sarebbe snaturata diventato un fenomeno diverso. Le due ipotesi, le principali che ruotano intorno alla figura dello spettro nippo-americano, si rincorrono e si confondono, fino a unirsi, nelle teorie che vengono fuori in questi giorni per spiegare le numerose apparizioni.

Samara è una pubblicità per il Festival dell'Horror a Napoli

Tra gli utenti di Fanpage.it c'è chi ripropone questa ipotesi. E, in effetti, il dubbio potrebbe anche venire. Si tratterebbe di una astuta strategia di guerrilla marketing, ovvero una forma di promozione pubblicitaria con mezzi insoliti, che fanno leva sui meccanismi psicologici. L'obiettivo sarebbe stimolare la curiosità, invogliando gli utenti a partecipare a un evento o ad acquistare un prodotto che verrebbe successivamente svelato. In questo caso il prodotto da promuovere sarebbe il Festival dell'Horror, che ci sarà a Napoli a metà settembre, tra una manciata di giorni, e che era stato già annunciato con la parata zombie agli inizi di giugno.

Le numerose apparizioni, troppe e in troppi luoghi per pensare allo stesso gruppo di persone, potrebbero spiegarsi, in quest'ottica, con un fenomeno di emulazione: potrebbe essere tutto nato come trovata pubblicitaria per poi estendersi grazie agli emulatori, che avrebbero senza saperlo aumentato la portata dalla promozione.

Questa ricostruzione, però, non trova riscontro. Sono diversi gli aspetti che la renderebbero poco credibile. Innanzitutto, i luoghi delle apparizioni: è vero che Samara è comparsa in tantissime località della Campania e quartieri di Napoli, ma i primi avvistamenti sono stati a Catania e poi altre ce ne sono e ce ne sono state anche in Sicilia e a Roma. Poi c'è l'aspetto delle conseguenze legali: alcune delle Samara sono state viste girare con un coltello e questo potrebbe portare all'accusa di porto di arma impropria; inoltre, alle forze dell'ordine non sono state comunicate iniziative del genere e, anzi, numerose pattuglie sono state fatte intervenire sui luoghi degli avvistamenti, distraendole dagli altri compiti, e configurando anche il reato di procurato allarme.

Samara è una challenge nata su Internet

L'altra ipotesi, quella che al momento resta la maggiormente verosimile, è quella di una challenge nata su Internet. Una sfida, raccolta da giovani e giovanissimi, che dopo i primi avvistamenti avrebbero emulato lo "spettro". Curiosamente, però, anche in questa teoria ci sono delle falle: gli avvistamenti sono concentrati in poche città e non ci sono tracce di sfide simili in altri Paesi, ma questo non esclude che la Samara Challenge sia nata qui e che sia ancora alle fasi iniziali.

Nel 2016 era diventata popolare un fenomeno simile, che però non era una challenge ma uno scherzo, un prank: dei giovani travestiti da clown, con martelli e armi di gomma, inseguivano le persone per spaventarle. Dopo i primi casi negli Usa c'erano stati episodi in numerosi Paesi, Italia compresa.

L'anno scorso, nel luglio 2018, era stata la volta della Kiki Challenge, che prevedeva un balletto accanto all'automobile lasciata proseguire in folle, per poi infilarsi nell'abitacolo: anche quella sfida, all'apparenza divertente, aveva fatto registrare diversi incidenti.

A gennaio 2018 si era diffusa la Tide Pods Challenge, decisamente più pericolosa: la sfida, anche questa rigorosamente da registrare per poi postare le immagini sul web, consisteva nel mordere capsule di detersivo per lavatrici.

Più angoscianti la Momo Challenge, che si era diffusa a marzo 2019 e che partiva da una immagine di una sorta di donna-uccello: si raccontava che alcuni utenti usavano quella foto sul proprio profilo e che venivano contattati da altri giovani, ai quali sottoponevano una serie di sfide, alcune delle quali avrebbero potuto portare al suicidio. Niente di vero: si era poi scoperto che quella foto era in realtà un'opera d'arte e delle prove da superare non c'è traccia. La storia di fondo era simile a quella della Blue Whale, sfide e suicidio compresi, divenuta popolare nel marzo 2017 e, anche quella, rivelatasi soltanto una bufala.