Sei morti dall’inizio dell’anno a Poggioreale, picco di suicidi nelle carceri

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A cura di Nico Falco
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Dall’inizio del 2019 sono 94 i detenuti morti nelle carceri italiane, 26 di questi si sono suicidati; il numero di decessi più alto è stato registrato a Poggioreale, con 6 morti, di cui 4 nell’ultimo mese. I dati sono quelli del rapporto semestrale di Antigone, che rileva gravi deficit negli istituti che peggiorano drasticamente la qualità della vita.

Nelle carceri italiani "si muore troppo". Specialmente in quello di Poggioreale, dove si contano 6 decessi dall'inizio dell'anno e quattro solo nell'ultimo mese. È quello che viene fuori dal rapporto semestrale di Antigone, presentato oggi a Roma. Dall'inizio del 2019, spiega l'associazione che si occupa della tutela e delle garanzie nel sistema italiano, negli istituti penitenziari d'Italia sono stati registrati 94 decessi, con un numero allarmante di suicidi: tra quei morti, ben 26 hanno deciso di togliersi la vita. Spicca tra i dati quello del carcere napoletano, con 6 morti, poi due decessi a Taranto, Genova Marassi e Milano San Vittore.

Nel rapporto si legge che l'associazione ha riscontrato che in un terzo delle carceri (il 30,3%) i detenuti erano in spazi troppo ristretti rispetto al loro numero e non venivano garantiti e 3 metri quadrati a persona. Molte delle carceri visitati nel corso del 2019 non erano in regola con la giurisprudenza europea: celle con spazi inadeguati sono state trovate a Napoli Poggioreale, Como, Palmi, Roma Regina Coeli, Taranto, Velletri, Rebibbia femminile, Pozzuoli femminile, Siracusa e Alessandria San Michele.

Riscontrata, inoltre una "progressiva dismissione del progetto della sorveglianza dinamica", con "ingiustificate chiusure" delle celle. Nel 44% delle carceri visitate, sostiene Antigone, non tutte le celle sono aperte almeno 8 ore al giorno e il 31% dei detenuti non può mai muoversi in autonomia. "Nel corso dell'ultimo mese  – spiega l'associazione – sono arrivate segnalazioni sulla chiusura di diversi corsi scolastici nel Lazio e in Calabria. Nonostante la richiesta di chiarimenti alle istituzioni scolastiche locali, regionali e nazionali, non ci è stata fornita alcuna risposta".

Il 30% dei penitenziari è sprovvisto di spazi verdi dove possono avvenire gli incontri coi familiari e nel 65,6% non è possibile avere contatti coi parenti tramite Skype, malgrado questo metodo di comunicazione sia previsto dalla legge e dell'amministrazione. Nell'81,3% delle carceri non c'è possibilità di collegarsi ad Internet. Infine, soltanto nell'1,8% degli istituti i detenuti lavorano alle dipendenze di soggetti privati.

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