Trecentomila euro, per non essere denunciato. Per tenere buono quel poliziotto che lo aveva scoperto ad intrattenere rapporti con una minorenne. Ma dietro questa storia non c'erano né ragazzine, né forze dell'ordine corrotte: solo una banda di truffatori, che accalappiava le vittime online e le raggirava per poi ricattarle. Coinvolte nel giro almeno quattro persone, che oggi, 11 luglio, sono state arrestate in una operazione della Squadra Mobile di Genova, agli ordini del primo dirigente Marco Calì; i quattro, tutti residenti in provincia di Napoli, sono accusati di estorsione aggravata.

I criminali creavano dei profili falsi, con foto di ragazze prese da Internet. Navigando sui social network sceglievano il malcapitato, controllando i contenuti pubblicati sui profili personali e cercando di individuare quelli che avevano maggiori disponibilità di denaro e, possibilmente, meno confidenza con i social network. A questo punto partiva la richiesta di amicizia. La vittima, vedendo la notifica che sembrava arrivare da una ragazza giovane e bella, credeva in un colpo di fortuna e non si faceva troppe domande. Cominciava a parlare col truffatore tramite chat, entrava in confidenza con quella che credeva fosse una donna.

Poi scattava la trappola. Il malcapitato veniva contattato da un altro profilo, anche questo falso, e sempre gestito da uno dei criminali: si spacciava come appartenente alle forze dell'ordine e gli diceva che quella ragazza con cui intratteneva rapporti era ancora minorenne e che ora era nei guai: se non avesse pagato, sarebbe stato denunciato.

I poliziotti hanno identificato almeno due vittime, entrambe raggirate e costrette a pagare con la stessa tecnica. Una è un commerciante di Pavia. L'altra è un uomo che abita nel Tigullio (Genova), scelto perché aveva a disposizione grosse somme di denaro, e che è rimasto in balìa dei malviventi per ben tre anni: per paura della denuncia ha dato alla banda complessivamente circa 300mila euro.