Lo hanno trovato impiccato, con una maglietta, nella sua cella: era un pentito del clan Lubrano, affiliato ai casalesi, l'uomo che si è ucciso nel carcere di Sollicciano, a Firenze. Un suicidio avvenuto nella giornata di ieri, ma reso noto soltanto oggi da Donato Capece, segretario generale del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria (Sappe). L'uomo che si è tolto la vita nel carcere fiorentino è un detenuto casertano di 54 anni.

"Si tratta dell'ennesimo suicidio di una persona detenuta in carcere e che dimostra", ha spiegato Capece, "come i problemi sociali e umani permangono nei penitenziari. Negli ultimi vent'anni, donne e uomini della Polizia Penitenziaria hanno sventato nelle carceri più di 21mila tentativi di suicidio, ed impedito altri 170mila atti di autolesionismo che potevano avere altre, nefaste, conseguenze. Purtroppo", ha aggiunto Capece, "il pur tempestivo intervento degli agenti di servizio, non ha potuto impedire il decesso dell'uomo nel carcere di Sollicciano". Il suicidio dell'uomo ha comunque aperto la strada anche ad altro tipo di polemiche: secondo Gennario De Fazio, leader di Uilpa, altra organizzazione sindacale della polizia penitenziaria, infatti, "sembra che l'uomo temesse per la propria incolumità". De Fazio ha poi spiegato che l'uomo, trovato ancora in vita, è morto poco dopo nonostante i soccorsi del 118. "Lo Stato perde due volte", ha aggiunto, "la prima perché non ha saputo salvaguardare una vita umana, la seconda perché ha perso un collaboratore di giustizia nella lotta alla criminalità organizzata che, per di più, pare avesse in passato riferito di temere per la propria vita".