I fumi prodotti dagli incendi sul Vesuvio evidenziati dal satellite ESA
in foto: I fumi prodotti dagli incendi sul Vesuvio evidenziati dal satellite ESA

La delibera della Regione Campania è del 20 maggio scorso ed è una specie di gioco dei vasi comunicanti: dal primo vaso, pieno di soldi – parliamo di fondi regionali – si apre un canale che porta il flusso di quattrini al secondo vaso. Che nulla ha a che fare col primo. Risultato? I denari che sarebbero serviti togliere i rifiuti dai siti regionali vengono usati per altro. Il contenitore è la Sma Campania. Qualcuno, forse, ricorderà di che si tratta. La Sma è una società in house della Regione Campania (ovvero totalmente controllata per l'Ente), le cui attività sono varie: dalla prevenzione e contrasto degli incendi nelle aree boschive, al risanamento ambientale, dal monitoraggio del territorio, al riassetto idrogeologico al potenziamento dell’azione di bonifica dei siti inquinati sul territorio regionale fino alle reti depurative. Dagli incendi sul Vesuvio ai depuratori dell'emergenza fanghi inquinati in Regione Campania? Bisogna rivolgersi alla Sma. La stessa società i cui vertici finirono nella bufera nel marzo 2018 durante l'inchiesta Bloody Money di Fanpage.it.

Nel 2018, 10 mln contro gli incendi di rifiuti

Nell'ottobre 2018 scatta l'allarme sul territorio regionale, soprattutto in provincia di Napoli. Si susseguono incendi a siti di stoccaggio dei rifiuti, tutti roghi dolosi, dunque occorre metterci una pezza. La Sma secondo la sua mission aziendale dovrebbe monitorare. Lo fa? Nel frattempo i soldi – un bel pacco di soldi –  nel bel mezzo della bufera mediatica vengono destinati per «dare avvio ad un rafforzamento delle attività di pattugliamento dei siti dedicati allo stoccaggio dei rifiuti». Ecco cosa recita la delibera:

«Monitoraggio a Terra mediante personale d’istituto del “Piano delle azioni per il contrasto al fenomeno dell’abbandono di rifiuti e dei roghi dolosi in Campania 2017-2018”, approvato con la delibera di Giunta Regionale numero 548 del 10/10/2016, già avviate con la Società Regionale Sma Campania spa e dedotte anche nel Piano di azione sottoscritto in data 19/11/2018 e all’uopo sono state programmate risorse per complessivi  10.000.000 euro»

Questo «Piano d'azione» cos'è? Da dove esce?  È una  delibera della Giunta Regionale, la  548 del 10 ottobre 2016. Prevede non solo il monitoraggio, il rilevamento, la videosorveglianza, ma anche e soprattutto la rimozione della monnezza:

«Prima selezione e imballaggio e/o addensamento dei rifiuti presso i luoghi di ritrovamento; trasporto dai luoghi di prelevamento ai centri dedicati di raccolta , ovvero agli Stir nel caso di rifiuti solidi urbani e assimilati; rimozione dei rifiuti abbandonati su aree del demanio regionale e nei corpi idrici»

Un anno dopo, invece, il quadro cambia.  E le priorità diventano altre, la programmazione dei denari prende un'altra via.

Maggio 2019, la delibera che cambia tutto

«A parziale modifica»: formalmente si dice così. La parziale modifica però è sostanziosa. Per la Regione Campania e per la Sma è prioritario il pattugliamento antincendio. Monitorare come se non ci fosse un domani, dunque. E deve ovviamente farlo la Sma Campania.  Dunque i soldini cambiano direzione:  viene dirottato «un importo massimo pari ad € 8.100.000,00 per la gestione dei presidi operativi antincendio e di pattugliamento dei siti sensibili da svolgersi da parte della Sma Campania». E semmai vi fossero gli incendi ci penseranno ovviamente i Vigili del fuoco: l'attività di “Pronto intervento spegnimento roghi- rifiuti” per un anno sarà pagata «un importo massimo di  750mila euro».

Non vi è nulla di formalmente irregolare. Ma del pattugliamento di Sma Campania si sa poco o nulla. Cosa fanno? Quali sono i risultati? Vengono monitorati attraverso piattaforme e strumenti di  smart working? Quante vicende, tante domande, per citare il Lettore operaio di Brecht. Ma trattandosi di denaro pubblico ogni domanda è lecita.