Un’immagine del terribile incidente
in foto: Un’immagine del terribile incidente

Secondo il tribunale di Avellino non vi è stata nessuna omissione da parte dei dirigenti di Autostrade: il riferimento è alla strage avvenuta il 28 luglio 2013 quando lungo il viadotto Acqualonga dell'A16 Napoli-Canosa, in provincia di Avellino, un bus precipitò in una scarpata causando la morte di 40 persone. Per quelle morti lo scorso 11 gennaio è stato assolto insieme con altri cinque dirigenti l'ad di Autostrade per l'Italia Giovanni Castellucci: le motivazioni di quella sentenza di primo grado sono state depositate quest'oggi. Ben 380 pagine nelle quali viene spiegato cosa ha portato alla decisione del giudice Luigi Buono: la responsabilità di quella strage non è imputabile ai dirigenti della società che detiene la concessione della A16 e dunque del viadotto di Acqualonga: non è stata riscontrata "nessuna violazione di una regola cautelare" imposta dai loro ruoli apicali che attribuivano “la gestione dello specifico rischio per la sicurezza e l’incolumità degli utenti della strada”. Dunque la mancata manutenzione del new jersey di quel viadotto "non è riconducibile a una loro condotta omissiva colposa", che invece va addebitata ad altri soggetti.

La sentenza di primo grado pronunciata lo scorso 11 gennaio

Nella sentenza di primo grado dello scorso 11 gennaio per quella strage sono stati condannati con le accuse di disastro colposo e omissione di atti d’ufficio, diversi dirigenti e funzionari. Il procuratore di Avellino Rosario Cantelmo aveva invece chiesto per Castellucci e gli altri dirigenti 10 anni di reclusione: con l'ad sono stati assolti altri dirigenti ed ex dirigenti di Autostrade. Mentre Gennaro Lametta, il titolare dell’agenzia che noleggiò il bus, vecchio e con la revisione truccata, è stato condannato a 12 anni. La sentenza non era stata accolta con favore dai parenti delle vittime presenti in aula che al momento della lettura hanno urlato "assassino" e "venduti" in direzione dei giudici e degli imputati.