Parte un'indagine a tappeto nel Vallo di Diano, ex zona rossa della Campania a causa di un focolaio di coronavirus. I cinque comuni che vennero chiusi, e si trattò della prima volta assoluta in Campania, furono quelli di Atena Lucana, Auletta, Caggiano, Polla e Sala Consilina: gli stessi dove da oggi sono partiti i controlli sui circa cinquemila residenti che vivono tra il Vallo di Diano ed il Tanagro, nel Cilento. Ad occuparsi dell'indagine sarà il personale dell'Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Mezzogiorno.

I controlli prevedono uno screening totale: tampone naso-faringeo, un esame di siero post-prelievo ed un prelievo rapido su goccia di sangue. L'obiettivo è quello di "stanare" eventuali asintomatici ma soprattutto ricostruire lo sviluppo del contagio nella zona, che fece scattare l'allarme in regione. Indagine che già era stata effettuata ad Ariano Irpino, nell'Avellinese, il comune campano forse più colpito dal coronavirus con 219 casi accertati (ed altri 63 positivi emersi proprio dallo screening) su una popolazione di circa diciassettemila persone (a sottoporsi ai test furono 13.444 cittadini arianesi su una popolazione di 17.823 abitanti), e trenta morti. Si trattò in quell'occasione del più grande screening fatto in Italia per il coronavirus. Ed anche il Vallo di Diano ora si prepara all'indagine a tappeto: nella zona, ci furono ben 154 contagi complessivi e 16 morti su una popolazione complessiva di circa cinquemila abitanti distribuiti tra Sala Consilina (la città più colpita), Atena Lucana, Auletta, Caggiano e Polla. Le polemiche infuriarono anche perché il contagio sarebbe partito, pare, da una funzione religiosa alla quale avevano partecipato numerose persone dei vari comuni della zona.