"Ho fatto 3 milioni di debito con brutta gente. Avevo paura di non riuscire a ripagarlo. Oggi lo rifarei, mi è servito a diventare quello che sono". Lo ha rivelato Tony Colombo nella puntata di "Rivelo", in onda su Real Time nella serata di oggi, 20 febbraio. Intervistato da Lorella Boccia, il cantante neomelodico ha ripercorso le tappe della sua carriera, fino al matrimonio con Tina Rispoli, vedova del boss di camorra Gaetano Marino. Ed ha parlato anche dei rapporti con la malavita, al centro dell'inchiesta giudiziaria "Camorra Entertainment" di Fanpage.it: ha soltanto cantato per loro, ha ribadito, ma non ha mai fatto parte di quel mondo.

"Mi è costato molto essere associato alla camorra – ha detto – perché so quanti sacrifici ho fatto. Voglio raccontare ai miei figli che il papà è un uomo pulito, per bene. Faccio il cantante da 27 anni, mi hanno detto che ho cantato da questo, da quello, ma noi non chiediamo lo stato di famiglia: ti chiamano mezz'ora prima e vai a cantare, non li conosci".

E, alla fine, la rivelazione: ha raccontato di essere stato per anni costretto a cantare gratis, per ripagare un debito contratto con quelli che definisce "brutta gente". Vicenda che fa pensare ai debiti a cui accenna anche il boss Tommaso Prestieri, anche se il cantante non nomina mai direttamente la camorra.

"Per fare successo – ha detto Colombo a Rivelo – ho fatto 3 milioni di debiti. Sono arrivato a Napoli senza un soldo, ho chiesto prestiti perché credevo nella mia arte. Mi sono ritrovato all'interno di un vortice, avevo chiesto alle persone sbagliate. Per restituire quel denaro ho cantato per 3 anni gratis. Ho fatto qualsiasi lavoro (legale, sottolinea, ndr) per restituire il prestito. Avevo paura che potesse succedere qualcosa se non riuscivo a cantare, mi sono esibito anche quando stavo male. 

Non so se con me hanno guadagnato il triplo o ci hanno rimesso, so solo che un giorno una persona mi ha detto "Tutto bene, sei libero". Era un giorno di marzo, pioveva tantissimo. Mi sono fermato a Napoli, sull'asse mediano, sono sceso dall'auto e sono stato quaranta minuti appoggiato sul cofano. Ero libero, non mi faceva più paura niente, né la pioggia né nessuno. Sono passati anni, ma sono orgoglioso. Lo rifarei. Mi è servito per avere quel bagaglio che ho ora".

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