I manufatti d'avorio recuperati dai carabinieri.
in foto: I manufatti d’avorio recuperati dai carabinieri.

Vende sculture in avorio ricavate da zanne di elefante ma senza poterne attestare l'origine: a finire nei guai è un antiquario di Torre del Greco, nel Napoletano, che ora deve rispondere di detenzione a scopo di lucro e senza autorizzazione di sculture d'avorio. Lo hanno scoperto i carabinieri forestali del Nucleo CITES di Napoli all'interno di un negozio nella cittadina vesuviana, che hanno di conseguenza denunciato l'uomo.

L'avorio di cui erano fatte le sculture proviene dagli elefanti africani della savana (una delle tre specie di elefanti riconosciute, la Loxodonta africana), anch'essa a rischio estinzione come i "cugini" asiatici (Elephas maximus) e quelli africani di foresta (Loxodonta cyclotis). Il valore delle sculture ammonta a circa 15mila euro e si tratta per lo più di sculture a soggetto religioso. Mancando documenti che certifichino la provenienza dell'avorio di cui sono fatte, la loro commercializzazione, regolata dalla Convenzione di Washington, è vietata.

L'avorio e la sua unica "fonte": le zanne degli elefanti

L'avorio è un materiale che si trova esclusivamente nelle zanne dell'elefante: la sua composizione (principalmente di fosfato di calcio) è tale che quella che si trova in altri animali non è equiparabile: i denti di ippopotamo e di cinghiale, i corni di rinoceronte sono impropriamente chiamati così, sebbene siano completamente diversi. Ampiamente conosciuto fin dalle ere antiche, l'avorio vero e proprio è tale solo nelle zanne degli elefanti: e questo ha portato, nei secoli, ad un drastico calo di elefanti (intensificatosi negli ultimi due secoli), che oggi sono minacciati dal pericolo dell'estinzione per tutte e tre le specie (quella asiatica, che è anche quella più a rischio, quella africana e quella della savana, leggermente meno a rischio rispetto ai "cugini" asiatici).

L'avorio è legale o illegale? Cosa dice la legge

L'Italia, come quasi tutti i paesi al mondo, ha firmato la Convenzione sul Commercio Internazionale delle Specie Minacciate di Estinzione (CITES, dall'acronimo inglese Convention on International Trade of Endangered Species), emanata nel 1973 e più comunemente definita "Convenzione di Washington", che regola per l'appunto il commercio internazionale di fauna e flora selvatiche in pericolo di estinzione. Non solo di esemplari (vivi o morti che siano), ma anche di parti di essi o prodotti da essi derivati, proprio per impedirne lo sfruttamento selvaggio. In base ad essa, i prodotti d'avorio possono essere commercializzati ma solo se si possa documentare che l'avorio utilizzato sia stato acquistato legalmente e prima del 1947: in assenza di documenti che lo attestino, scattano le sanzioni.