Vent'anni di carcere: questa la richiesta formulata dal pm anticamorra Francesco De Falco nei confronti di Giuseppe De Tommaso, conosciuto come "Genny ‘a Carogna". L'ex-capo dei Mastiffs, divenuto famoso per la vicenda del 3 maggio 2014, quando in occasione della finale di Coppa Italia, De Tommaso venne "immortalato" sugli spalti dello Stadio Olimpico di Roma a cavalcioni su una recinzione con le braccia aperte, quasi a dare il "via libera" alla partita, dopo le tensioni dell'immediato pre-gara che portarono alla morte di Ciro Esposito, giovane tifoso del Napoli, ucciso dall'ultras della Roma Daniele De Santis, tutt'ora in carcere.

Secondo gli inquirenti, Giuseppe De Tommaso sarebbe stato un vero e proprio "leader" in grado di imporre le proprie decisioni quando si trattava di definire i traffici di droga dall'Olanda a Forcella, dai porti dei Paesi Bassi fino ai vicoli del centro storico partenopeo. Oggi, "Genny ‘a Carogna", si trova ad affrontare dunque una durissima richiesta di condanna per traffico di droga, al termine di accurate indagini che hanno portato, nel giugno 2017, allo smantellamento della banda.

All'epoca, furono arrestate ben sedici persone, tutte ritenute responsabili, a vario titolo, di associazione finalizzata al traffico e allo spaccio di ingenti quantitativi di stupefacenti. Stando alle ricostruzioni dei militari dell'arma, l'ex-capo ultras del Napoli avrebbe avuto collegamenti diretti con i fornitori di droga olandesi, organizzando l’importazione e il trasporto in Italia di ingenti quantitativi di sostanze stupefacenti tramite l'utilizzo di autoarticolati, gestendo anche i rapporti con i capi ed i gestori di numerose piazze di spaccio sul territorio napoletano, in particolare a Forcella, e perfino su quello nazionale.