Cinquanta agenti della Polizia Stradale di Roma e Napoli sono impegnati, dalle prime ore di oggi, 8 gennaio, in una operazione della Polizia di Stato contro una organizzazione criminale dedita alle truffe ai danni delle compagnie assicurative e del fondo di garanzia per le vittime della strada. Nell'organizzazione erano coinvolti un avvocato, un Giudice di Pace e un cancelliere, considerati ai vertici del gruppo: dopo aver assoldato finte vittime e testimoni falsi, le pratiche venivano dirottate dal cancelliere al giudice, che emetteva sentenze favorevoli per i risarcimenti. Documentati numerosi episodi di falsi incidenti, per i quali i componenti, tramite testimoni fittizi e perizie "aggiustate", erano riusciti a ottenere risarcimenti.

I poliziotti stanno eseguendo 10 misure cautelari, disposte dalla procura della Repubblica di Roma e arrivate al termine delle indagini, tra le province di Napoli ed Avellino; sono state inoltre denunciate in stato di libertà 14 persone. Gli agenti, nel corso delle indagini, hanno ricostruito l'organigramma della organizzazione, individuando i vertici e quelli che, a vari livelli, rendevano possibili le truffe fornendo il supporto necessario.

Truffe alle assicurazioni, 10 arresti tra Napoli e Avellino

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, la banda avrebbe ottenuto risarcimenti milionari dalle compagnie assicurative e dal fondo di garanzia per le vittime della strada. Le indagini sono partite dalle denunce delle compagnie e del Fondo, che avevano riscontrato troppe similitudini negli incidenti. L'inchiesta è stata sviluppata inizialmente dalla Procura di Napoli, successivamente è passata a quella di Roma perché è risultato coinvolto un giudice di pace di Sant'Anastasia (Napoli).

In circa 2 anni di indagini è emerso che esisteva una vera e propria "fabbrica di incidenti", con sinistri costruiti ad arte da una organizzazione ramificata nel territorio campano. Ai vertici del gruppo c'era un avvocato del Foro di Avellino che, insieme ad alcuni colleghi, organizzava i finti sinistri stradali e curando le pratiche. Gli incidenti venivano rappresentati come "incidenti con fuga", ovvero quelli in cui il responsabile scappava e non era più rintracciabile.

Come si costruisce un incidente falso

La prima fase era quella del reclutamento degli attori, che fingevano di essere vittime di incidenti stradali. Poi si trovavano i falsi testimoni. A questo punto la finta vittima, dopo aver conferito mandato all'avvocato, veniva accompagnata in ospedale, dove medici compiacenti stilavano rapporti fasulli; in alcuni casi per i referti venivano usate delle radiografie originali, ma relative ad altri pazienti.

L'avvocato quindi inoltrava la richiesta di risarcimento al Fondo di garanzia per le Vittime della strada. In alcuni casi i soldi arrivavano subito, per altri invece si faceva ricorso a un cancelliere e a un Giudice di Pace, anche loro d'accordo con la banda, che pilotavano l'assegnazione della pratica e davano il placet al risarcimento.

Con questo sistema i componenti del gruppo erano riusciti a ottenere più di un milione e mezzo di euro, i soldi venivano distribuiti in base alla tipologia di prestazione svolta. Ogni mese, hanno verificato gli investigatori, venivano iscritte a ruolo decine di falsi incidenti stradali. Ulteriore precauzione, l'uso di intermediari: i vertici del gruppo non parlavano mai direttamente con le persone assoldate di volta in volta, in modo da garantirsi l'anonimato.

La cricca degli incidenti falsi a Frattamaggiore

A giugno, per lo stesso tipo di reato, erano scattati 9 arresti, eseguiti in quella circostanza dai carabinieri della Compagnia di Giugliano in Campania, in provincia di Napoli; gli indagati erano invece 90. I militari della stazione di Frattamaggiore avevano individuato circa 30 falsi incidenti, inscenati nel periodo dall'ottobre 2016 al settembre 2017, per i quali il gruppo aveva ottenuto dei risarcimenti ovviamente non dovuti.

Gli indagati, che si alternavano per impersonare i danneggiati di incidenti in realtà mai avvenuti, fornivano anche dei certificati medici che provavano lesioni che però erano relativi ad altri episodi. Dell'organizzazione facevano parte anche un avvocato e un meccanico. I nove, ritenuti a capo del gruppo, erano finiti agli arresti domiciliari.