Nel libro ‘Uccisa dal web'scritto con il giornalista Luca Ribustini e l'avvocato, Romina Farace per Jouvence è la voce di Teresa Giglio a raccontare dal suo punto di vista tutta a sequenza dei fatti che hanno portato alla morte di sua figlia Tiziana Cantone, compreso quel tragico giorno in cui venne trovata esanime nella cantinetta di casa. Secondo protagonista della storia accanto a Tiziana è un uomo che viene chiamato ‘Lui', di cui non è difficile intuire l'identità.

Il gioco

E l'orologio torna a quei giorni in cui Tiziana, 30enne confusa e fragile con grandi problemi di autostima e un disturbo alimentare non meno grave, si imbatte in uomo più grande di lei. Con ‘Lui', Tiziana che appare tanto spregiudicata quanto ingenua, tanto che uno dei medici che l'hanno avuta in cura la definirà, ‘una bambina in un mondo di adulti', si lascia andare a quello che insieme chiamano ‘il gioco'. Tiziana si concede ad altri uomini per condividere quell'esperienza, dapprima scegliendo persone vicine e poi allargando la cerchia anche a sconosciuti incontrati su internet su siti di scambisti. Tutto viene documentato con video e soprattutto foto, materiali che sono il vero carburante di quel gioco bollente, un gioco che di lì a poco brucerà due vite. ‘Lui', ebro di quel ‘gioco', si sente padrone della situazione, ed è così, forte e sicuro, che si presenta in caso Giglio per conoscere la madre di Tiziana, che presto andrà a convivere con lui. Eppure non fa una buona impressione:

Con la voce ipnotizzava e con gli occhi comunicava altro, sfuggente, incomprensibile. Due occhi avidi e ambigui controllavano ogni gesto (di Tiziana). No c’era nulla che lei potesse fare senza chiedere prima, con il suo sguardo triste, il consenso di lui.

E per contro, Tiziana le appare:

senza capacità di analisi, indottrinata di quel linguaggio osceno e sessista di alcuni uomini. Perfettamente calata nel suo ruolo di oggetto del desiderio, sempre molto attenta a esaudire ogni fantasia, ogni minimo dettaglio lessicale, ogni “protocollo” comportamentale. Una Tiziana che alimentava in modo compulsivo il comando che ormai aveva interiorizzato: fare “il gioco”.

L'inchiesta ‘Sex game'

Dopo qualche mese di convivenza scoppia il caso dei video ‘virali' che da WhatsApp, sono finiti, non si saprà mai come, sul web. Si arriva così alla mattina del 29 aprile del 2015 quando la coppia presenta la falsa denuncia di smarrimento del IPhone 4S di Tiziana, nel quale erano contenuti video e foto intimi, gli stessi che stanno impazzando sul web. Seguiranno altre due denunce, quella in cui Tiziana indica come destinatari dei video quattro uomini  (11 maggio 2015) e quella in cui, rettificando la precedente, indica gli stessi come responsabili della diffusione dei video (17 maggio 2015) salvo poi cambiare nuovamente versione, per la seconda volta (a ottobre) tornando a indicarli come destinatari.

La gogna mediatica

E mentre infuria la bufera al comando della nave c'è ancora ‘Lui' che rassicura la famiglia Giglio che risolverà ogni cosa assumendo un consulente informatico per cancellare tutti video. Lo stesso consulente che effettuerà “abusivamente" e “senza il consenso di Tiziana" un accesso ai canali della ragazza, secondo quanto si legge nell’indagine “Sex Game”. E mentre la denuncia prende la sua strada (quella dell'archiviazione) si consuma il dramma personale di Tiziana Cantone. Intanto la relazione con ‘Lui' è finita e la ragazza è tornata a casa di sua madre dove cerca di riprendersi con il riposo e l'aiuto dei farmaci. È dura, però, i giornali hanno pubblicato il suo nome associandolo al lancio di una nuova pornostar (il ‘Fatto Quotidiano' presenterà delle scuse pubbliche, ndr), le persone la riconoscono per strada, la deridono, la minacciano, la perseguitano. I rapporti con lui, però, non sono mai finiti e si alimentano di telefonate per questioni legali ed economiche. Contatti costanti che hanno ancora il sapore della dipendenza, almeno fino al 13 settembre 2016, quando una Tiziana sconfitta si avvolge un foulard intorno al collo.

Il grande assente

Eppure non è quello il capitolo conclusivo del libro. Una lunga parte, viene dedicata da ‘Uccisa dal web' a una figura chiave nella sua vita. Un'altra. Suo padre, il signor Cantone, il grande assente. L'uomo la cui mancanza ha impresso alla vita di Tiziana il marchio ‘fragile'. Quello che il libro sottolinea è proprio il logorio lento e costante di quell'assenza nella vita di Tiziana, la cui personalità è stata plasmata dal desiderio di compiacere gli uomini, di essere da loro accettata, accolta e infine, anche idolatrata, finché nelle loro mani anziché dea da adorare è diventata oggetto da manipolare secondo i loro desideri. Finché, dalla parte che voleva vestire, quella chi ha il controllo, non ha finito per essere controllata. E, infine, la sua battaglia per essere accettata l'ha persa su tutti i fronti, rinunciando, in nome dell'agognato oblio, anche a quel cognome che restava unico baluardo di una paternità mai risolta, ‘Cantone' e morendo come Tiziana Giglio, con il cognome della madre. E proprio sul terreno labile delle sua mancanze che, secondo mamma Teresa, si sono intrecciate le radici della tragedia, tanto che chiude così:

La speranza, e l’unico desiderio che mi rimane, è che si riaprano le indagini, si riaccendano i riflettori sugli uomini che l’hanno circondata almeno dal febbraio 2014 e si faccia piena luce sulla storia di una giovane donna usata da chi non ebbe scrupoli a farne oggetto del proprio “gioco” pur sapendo, con diversi gradi di consapevolezza, della sua estrema fragilità e delle sue antiche angosce che la rendevano facilmente manipolabile e pericolosamente dipendente da qualunque uomo.