Una svolta improvvisa quella nell'omicidio di Immacolata Capone, elemento di spicco del clan Moccia di Afragola e moglie di un altro esponente dello stesso clan, Giorgio Salierno, a sua volta ucciso poco tempo prima in un altro agguato. Due omicidi che potrebbero essere collegati in maniera indiretta, con la moglie uccisa perché ritenuta mandante dell'omicidio del marito e dunque "punita" dal clan Moccia stesso. E per la cui esecuzione, avvenuta il 17 marzo del 2004, c'è un presunto responsabile: si tratta di Michele Puzio, già condannato in primo grado proprio perché ritenuto parte integrante del clan afragolese.

Secondo gli inquirenti fu lui, Michele Puzio, a giustiziare Immacolata Capone, all'epoca 37 anni e da pochi mesi vedova di Giorgio Salierno, freddato il 18 dicembre precedente all'omicidio della moglie dopo giorni di torture per ottenere informazioni: il suo corpo venne ritrovato in una chiesa sconsacrata ad Afragola, quella della Madonna del Terremoto, finito con un colpo alla nuca. Tre mesi esatti dopo, a cadere sotto i colpi dei killer era stata la moglie Immacolata Capone: la donna aveva provato ad evitare di essere raggiunta dai sicari, prima alla guida di un potente Suv e poi nascondendosi in un negozio su via Roma a Sant'Antimo, ma c'era stato verso di sfuggire ai sicari. Uno di essi la raggiunse e la uccise sparandole cinque colpi di pistola nella schiena e due alla nuca.

Il killer tradito da un cappello

Dopo 15 anni, quel killer sembra avere un nome: Michele Puzio. Durante l'inseguimento della donna, il killer perde un cappellino e, nella fuga, non riesce a recuperarlo. Gli inquirenti invece sì, e proprio da quello partono le indagini, per accertarne il DNA. E proprio questa è la prova schiacciante: il DNA di Puzio viene trovato in più punti del cappellino, portando così a stringere il cerchio su di lui. Neanche l'alibi sembra reggere. E così stamattina per lui sono scattate le manette. Lo hanno raggiunto gli agenti della Squadra Mobile della Questura di Napoli e i carabinieri del Nucleo Investigativo di Castello di Cisterna. Per lui, l'accusa è di concorso in omicidio, e per questo è arrivata un'ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal giudice delle indagini preliminari del Tribunale di Napoli, dopo le indagini della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli.

Chi era Giorgio Salierno, il marito ucciso tre mesi prima

Giorgio Salierno era uno dei vertici del clan Moccia: uomo fedelissimo di Luigi Moccia in persona, fu arrestato e condannato assieme a lui. Secondo l'accusa, avevano corrotto un carabiniere della Dia per scoprire dove fosse la località protetta in cui si nascondeva il boss rivale Pasquale Galasso, per ucciderlo. Dopo otto anni di carcere, Salierno tornò rapidamente nelle cronache giudiziaria per aver gambizzato un uomo ritenuto essere il presunto amante della moglie. Poco dopo, Salierno viene rapito, torturato ed ucciso: era il 18 dicembre 2003.

L'esecuzione di Immacolata Capone

Immacolata Capone, amica di un'altra donna-boss, Anna Mazza, prende in mano le redini del marito, secondo gli inquirenti, ma lo fa senza ritenersi legata al clan Moccia. Forse per questo maturano i primi sospetti all'interno del clan. E i suoi rapporti con clan rivali rafforzano questa ipotesi. Fatto sta che tre mesi dopo, il 17 marzo 2004, è alla guida del suo potente Suv, una Toyota Rav 4, quando si accorge di essere seguita. Tenta la fuga, ma i killer non la mollano. Prova in tutti i modi a scappare, e perfino ad evitare quasi dieci proiettili. Cerca scampo in un negozio in pieno centro a Sant'Antimo, ma è lì che il killer la raggiunge, e la uccide. Sette colpi, di cui cinque alla schiena e due alla nuca.