Maxi blitz anticamorra nell'area Nord di Napoli: dalle 5 del mattino di oggi è in corso una delicata operazione di carabinieri e polizia nei quartieri di San Pietro a Patierno, Secondigliano e Scampia. Obiettivo: trovare e arrestare,  sotto il coordinamento  della Direzione Distrettuale Antimafia, 51 persone raggiunte da misure cautelari. Si tratta di soggetti ritenuti affiliati al clan camorristico della Vanella Grassi.

I presunti camorristi finiti in manette o agli arresti domiciliari (5 di loro sono ancora irreperibili dopo il blitz) sono ritenuti gravemente indiziati di associazione per delinquere di stampo mafioso «finalizzata alla commissione di una pluralità di reati e di altre attività illecite», vale a dire traffico di sostanze stupefacenti, estorsioni e detenzione illegale di armi. Stamane molta gente di Secondigliano si è svegliata dunque al rumore delle pale degli elicotteri a bassa quota, scene che non si vedevano da tempo, da quando le strade della zona erano insanguinate da regolamenti di conti e agguati in pieno giorno e nel cuore della notte.

Vanella Grassi, clan potente e feroce che prende il nome dall'enclave in cui è nato,  nelle strade alle spalle del corso Secondigliano, è sorto anni fa come famelico gruppo satellite del clan Di Lauro, quello di Ciruzzo ‘o milionario e dei suoi figli. Ma poi, la cosca guidata da Antonio Mennetta è diventata autonoma e predominante dopo la sanguinosa faida con il gruppo Abete-Abbinante del 2012-2013. Da quel momento in poi il sodalizio è uno degli elementi apicali del potere dell'area Nord di Napoli e nessuno ha potuto più non farci i conti.  Nel maggio scorso la Guardia di Finanza pote' appurare che i camorristi della Vanella Grassi facevano affari d'oro sulle paure e sull'emergenza legata al Coronavirus, diventata occasione per infiltrarsi, per mettere le mani su quelle imprese che, in tempi di pandemia, avrebbero avuto un ruolo centrale nell'economia, ovvero le aziende che si occupano di sanificazione e pulizie.

Inchiesta Vanella Grassi durata 4 anni

L'inchiesta è basata su 4 anni di lavoro: dal 2016 a oggi, soprattutto appostamenti, intercettazioni ambientali e telefoniche e «priva di significativi apporti dichiarativi», ovvero senza rivelazioni di pentiti. Quella che gli investigatori definiscono «consorteria unitaria» che si è successivamente articolata in gruppi separati sia pure confederati tra loro, era guidata da Salvatore Petriccone, il fondatore del clan il quale, sia pure da detenuto, era in grado di far pervenire all’esterno gli ordini essenziali al funzionamento dell’organizzazione criminale attraverso i soggetti che si recavano a colloquio in carcere. Il primo gruppo è quello dei Grimaldi, operativi sull’area di San Pietro a Patierno; il secondo gruppo è quello degli Angrisano, insediati nella zona di Scampia. Ad esso si riconnettono alcuni soggetti ancora attivi nell’area di Secondigliano intorno alla Vanella Grassi, ossia l’intreccio di viuzze in cui il clan è nato.

Scrivono gli inquirenti:

Si è potuto accertare che, nel corso del tempo, i rapporti tra questi gruppi eterogenei hanno vissuto momenti di fibrillazione, Il principale – se non unico – interesse che li tiene uniti è infatti costituito dall’acquisto di ingenti quantitativi di stupefacente e la loro distribuzione attraverso il duplice sistema della vendita all’ingrosso (cosiddetti passaggi di mano) e la cessione al dettaglio della droga attraverso il sistema delle piazze di spaccio. Invero, la capacità di intimidazione delle bande in questione è direttamente riconducibile al fatto che essi si presentano sia ai clan che operano nell’area nord del capoluogo, sia ai commercianti che taglieggiano come "i compagni della Vanella"

Petriccone il ‘capo del brand' Vanella Grassi

In questo modo, Petriccone diventa il possessore di un vero e proprio ‘brand criminale’ che consente ai gruppi di mantenere una fondamentale unità di intenti ed esercitare la pressione sul territorio in quanto la sua figura evoca il carattere violento e brutale che ha connotato il clan della Vanella Grassi sin dalla sua nascita come gruppo di fuoco prima dei Di Lauro e poi degli Amato-Pagano, formazione criminale quest’ultima a cui debbono da sempre l’accesso ad un canale privilegiato per l’acquisto della cocaina.

Sono stati ricostruiti nel dettaglio i canali di distribuzione dello stupefacente sino alle piazze ed i luoghi di stoccaggio, sono stati individuati i soggetti incaricati del taglio e del confezionamento delle dosi. Si è inoltre accertato che le piazze di spaccio nei territori direttamente controllati sono state ricostituite operando nelle consuete forme di distribuzione al minuto, proseguendo senza interruzione anche nel periodo di lock-down Covid.

Anche le bancarelle pagavano il pizzo

Sono stati raccolti elementi in ordine a numerosi episodi di natura estorsiva, esercitata in danno di commercianti di San Pietro a Patierno e di altre zone su cui il clan esercita la propria influenza (Scampia e Secondigliano). È risultato, inoltre, che i titolari delle bancarelle del mercatino ambulante che si tiene settimanalmente nei pressi della villa comunale di Scampia, oltre 120, dovevano regolarmente versare all’organizzazione una somma a titolo di tangente.

Il controllo sul territorio e su ogni forma di produzione di ricchezza è stato così pervasivo che l’organizzazione criminale da un lato, avanzava richieste estorsive anche ai pusher della droga venduta ‘fuori sistema’ e, dall’altro, progettava rapine all’Ufficio Postale di San Pietro a Patierno ed al deposito dell’area commerciale di Calata Capodichino.