Vincenzo De Luca e Matteo Salvini nel 2014 a Salerno. Al centro Bruno Vespa
in foto: Vincenzo De Luca e Matteo Salvini nel 2014 a Salerno. Al centro Bruno Vespa

Fino a oggi quel che faceva Vincenzo faceva Piero. I De Luca erano compatti e uniti verso la conquista (della seggiola di sindaco di Salerno, dello scranno a governatore della Campania, di un posto a Montecitorio, poco importa). Ma ora le strade, per il momento, divergono. Vincenzo De Luca fa una cosa, Piero De Luca ne fa un'altra. No, non è la classica padre-contro-figlio, non sarebbe possibile in una famiglia monolitica e potente come quella che esprime l'attuale presidente della Regione e il pretoriano renziano al Parlamento (l'altro figlio, Roberto De Luca, si dovette dimettere a marzo dal ruolo di assessore comunale al Bilancio a Salerno, dopo l‘inchiesta Bloody Money di Fanpage.it). Insomma, mentre il padre, notoriamente prolifico di battute, guizzi, tempeste televisive e allucchi a mezzo social, è da tempo ormai silenzioso sulla politica nazionale, in particolare quella del vicepremier Matteo Salvini sugli immigrati, il figlio, capogruppo Pd in commissione Ue della Camera, non manca di far sentire la sua voce contro il leader della Lega, socio paritario del M5S di Luigi Di Maio, nel governo guidato da Giuseppe Conte.

È stato un agosto ricco di notizie e scontri politici, qualsiasi esponente del Partito Democratico ha almeno una volta messo bocca sulle politiche per l'immigrazione volute dal duo Matteo Salvini-Danilo Toninelli. De Luca ha sapientemente usato l'arma del silenzio: senza contestare, senza prendere posizione: l'ex sceriffo di Salerno, chiamato così a suo tempo anche per le sue sortite coi vigili urbani contro le bancarelle salernitane, per lo più tenute da immigrati, si è guardato bene dall'assumere posizioni troppo vicine alla sinistra oggi rappresentata in Campania dal suo vero antagonista, il sindaco di Napoli Luigi De Magistris. Del resto De Luca negli anni passati ha incontrato più volte l'attuale vicepremier e ministro dell'Interno. Perfino nel pieno della accesissima campagna elettorale per le Politiche, nel marzo scorso, Salvini ebbe a dire contro il governatore: «Era un bravo sindaco, mi sembra un pessimo governatore» riconoscendogli però qualcosa, in riferimento chiaramente ai temi della sicurezza.  L'ultima volta documentata in cui De Luca ha criticato (ma nemmeno poi tanto) Salvini è stata sul caso Roberto Saviano: «Credo che neanche Salvini pensi seriamente a togliergli la scorta» aveva detto. Insomma, sciabolate ma tanto per far vedere, non certo al vetriolo com'è abituato a fare l'ex sindaco e attuale leader del Pd Campania.

A Roma, invece, tutto cambia. Piero De Luca si è calato totalmente nei panni del bravo deputato Dem. E non manca di dichiarare contro il ministro del governo contro il quale fa opposizione: «Salvini afferma che l'Europa non rispetta i patti sull'accoglienza. Niente di più falso. Soffre di vuoti di memoria selettivi» (23 agosto); «Per avere
più sicurezza bisogna dare più sostegno e risorse a forze dell'ordine, non militarizzare i cittadini. Non rendiamo l'Italia un Far West» (13 luglio); «Il ministro degli Interni
Salvini, dopo aver raccolto solo pacche sulle spalle e buoni propositi al Vertice di Innsbruck, blocca per ore, senza fondati motivi e sostituendosi al potere autonomo della magistratura, 67 persone a bordo della nave militare italiana Diciotti» (13 luglio). Anche i social network del presidente della Regione Campania risentono della strategia: ormai parlano soltanto di questioni regionali. Lontani i tempi in cui De Luca senior ambiva a diventare il riferimento meridionale del Pd; ora pensa a tenere insieme pezzi di centrosinistra (e di destra, soprattutto nelle province di Salerno e Caserta) in vista della ricandidatura alle Elezioni Regionali. Mentre il figlio, uso ad obbedir tacendo, cerca di scalare rapidamente i gradoni che a Montecitorio portano ai piani alti della politica italiana, ciò che al padre non è mai riuscito.