Dal 31 maggio, da quando la multinazionale americana Whirlpool ha comunicato che lo stabilimento di Napoli è destinato alla chiusura, i 420 operai hanno dato vita ad uno stato di agitazione permanente. Dal prossimo 1° novembre lo stabilimento di San Giovanni a Teduccio, nell'area est di Napoli rischia di chiudere i battenti definitivamente come annunciato dall'azienda. Per gli operai sono giorni di incontri e di mobilitazioni, ai cancelli si danno il turno con sostenitori e familiari venuti a dare il loro supporto. Attraverso Fanpage.it gli operai hanno deciso di lanciare un appello alla città, per aiutarli in queste settimane che precedono la data del 1° novembre, per chiedere ai napoletani di supportarli ed essergli vicino. Il 25 ottobre a Castel dell'Ovo ci sarà un incontro tra gli operai e le forze sociali della città per mettere in campo ogni iniziativa possibile a difesa del lavoro dei 420 operai.

"I miei figli mi supportano nella lotta"

Francesco Petricciuolo ha 50 anni e due figli che vanno all'università: "Sono anche piuttosto bravi" dice. "Quello che è successo nell'ultimo anno non lo abbiamo capito nemmeno noi, l'azienda aveva preso un impegno con il governo per rilanciare Napoli e all'improvviso ci ha detto che non eravamo più produttivi" spiega. "Ce la dobbiamo fare – dice accorato – io mi aspetto molto dal governo, questo è il governo del cambiamento e allora è il momento di cambiare, è impensabile chiudere questo stabilimento". Carmela Nappo alla Whirlpool ci lavora da 17 anni, anche suo marito è un dipendente dello stabilimento, hanno due bambini: Benedetta di 10 anni e Antonio di 6 anni, "gli abbiamo detto che le cose non vanno più come prima, ma che devono stare tranquilli perché mamma e papà risolveranno tutto" racconta Carmela. "Mamma, papà siete forti, non mollate" sono questi i messaggi che sua figlia Benedetta le manda sul telefonino. "Ce la dobbiamo fare, ce la dobbiamo fare per forza – dice commossa – io amo moltissimo la mia città, è una città bellissima, e quello che mi fa più male è che forse dovrò lasciare la mia città". Se entro il 1° novembre non si aprirà un varco le speranze saranno davvero ridotte al lumicino. Patrizia Di Filippo ha 52 anni, suo padre lavorava qui e lei ha preso il suo posto, vive in una famiglia monoreddito, sua figlia laureata è emigrata a Bolzano, mentre l'altro suo figlio di 25 anni è a Napoli: "Mio figlio si è accorto che qualcosa non andava, vedeva che non dormivo la notte, mi trovava sul divano a piangere, non mangiavo più, gli ho dovuto spiegare tutto, la situazione della fabbrica non è stata una cosa facile. A me manca il mio lavoro, mi svegliavo alle 5 ed ero contenta di venire qui dentro a lavorare. Quello che sta avvenendo è una mossa dell'azienda, loro vogliono trasferire tutta la produzione in Polonia, all'estero". Gli operai hanno scelto loro tre per la lanciare il loro appello alla città: "Questa non è la nostra vertenza ma è la vertenza di Napoli – dice Francesco – noi non portiamo avanti Whirlpool ma portiamo avanti Napoli perché è Napoli che si deve riscattare".

Appello alla città: il 25 ottobre a Castel dell'Ovo

L'appuntamento è per il 25 ottobre a Castel dell'Ovo, la mobilitazione è stata convocata da "Napoli non molla" una sigla che tiene insieme una galassia di esperienze politiche e sociali che stanno sostenendo la lotta degli operai della Whirlpool. È nata anche una pagina Facebook "Napoli non molla" per mettere insieme iniziative, reti di supporto e mobilitazioni. La rete è stato lo strumento scelto per dare sostegno agli oltre 400 operai e alle loro famiglie. Tra le iniziative anche la costituzione di una "cassa di resistenza", che in questo momento rappresenta uno strumento indispensabile di sopravvivenza per i lavoratori della fabbrica di San Giovanni a Teduccio. Da Castel dell'Ovo è possibile che gli operai si spostino in corteo per le vie del centro per cercare l'abbraccio della città. Il 25 ottobre ci sarà anche il Sindaco Luigi de Magistris, che come il governatore Vincenzo De Luca, sta provando a trovare una soluzione per gli operai. Lo stabilimento di Napoli resta tra i migliori del gruppo americano, con il più alto rendimento in termini di performance e tra i più bassi come numero di infortuni, ma questo non è bastato alla multinazionale americana per tornare sui suoi passi.