La fabbrica di lavatrici Whirlpool va via da Napoli. Un indegno tira e molla fra proprietà, enti locali, sindacati e governo per evitare la brutta scena degli operai senza lavoro sotto Natale e ora, nel lungo e deprimente gennaio 2020, arriva la notizia ovvia, attesa da chi aveva ascoltato e creduto non ai politici ma all'azienda che con indifferenza si era scrollata di dosso le vite di donne e uomini che tra poco avranno un paracadute sociale e poi resteranno senza lavoro in una città già piena di disoccupati e in una età in cui è pressoché impossibile trovare lavoro in Italia.

Qualcuno dovrà chiedere scusa agli operai Whirlpool? Dovrà farlo Luigi Di Maio, vicepremier, superministro che ha goduto di una linea di credito generosissima da parte dei dipendenti dell'azienda e che ora dove sta? Non si sa. Dovranno chiedere scusa la Regione Campania ovvero il suo governatore Vincenzo De Luca e il Comune di Napoli ovvero il sindaco Luigi de Magistris. Il primo ha annunciato tavoli e piani (e infatti s'è visto com'è finita). Il secondo è addirittura andato in piazza con gli operai manco l'avesse perso lui il posto di lavoro (e anche in questo caso è finita come sapete).

Cgil, Cisl e Uil dopo mesi di ammuina hanno partorito al massimo uno sciopero, ma al sindacato non si può alla fine chiedere chissà cosa. Il vero imbarazzo è tra coloro che, forza di governo o di opposizione, al massimo si sono limitati ad un comunicato stampa: Whirlpool chiude ed è l'ennesima batosta per Napoli, ne sentiremo gli effetti tra qualche tempo.