Una foto in piedi, con lo sguardo fisso sull'obiettivo, accanto ad una bara. La postava sul suo profilo Facebook appena il 23 agosto Ferdinando Longobardi, il giovane ucciso intorno alle 21.30 del 4 settembre nel rione San Nicola di Mondragone, in provincia di Caserta. Uno scatto che secondo le credenze popolari sarebbe stato di buon auspicio, ma che dopo l'omicidio diventa grottesco. Il 29enne, arrestato nel 2013 e scarcerato da pochi mesi dopo sei anni di detenzione, era ritenuto vicino a personaggi che gravitano nell'orbita del clan Pagliuca e proprio sulla pista camorristica si stanno concentrando gli inquirenti, che da ieri sera stanno scavando nella sua vita privata alla ricerca del movente e di chi ha premuto il grilletto.

Nando Longobardi attirato in trappola e ucciso sotto casa

Il 29enne sarebbe stato attirato in trappola da una persona che conosceva e di cui si fidava. Quando i carabinieri lo hanno trovato, ormai senza vita, era in pantofole. Era sceso da casa da poco, probabilmente dopo essere stato chiamato da qualcuno che con un pretesto lo aveva convinto a uscire allo scoperto. Una volta in strada si è trovato davanti i killer; avrebbe provato a scappare, correndo verso il palazzo, ma gli hanno esploso contro almeno tre colpi che lo hanno ucciso all'istante.

I sicari sarebbero stati almeno in due, con loro ci sarebbe stata una terza persona che avrebbe fatto da gancio per far uscire di casa Longobardi. Gli investigatori stanno verificando se il giovane, dopo aver lasciato il carcere dove era detenuto proprio per questioni di stupefacenti, si fosse inserito in giri di droga o se stesse cercando di farlo. Nelle fasi iniziali delle indagini viene considerata anche la pista passionale.