Il Suap è il servizio comunale che deve controllare la regolarità delle strutture alberghiere ed extralberghiere nella città di Napoli. Il servizio, afferente all'assessorato al commercio del Comune di Napoli, è quello che dovrebbe promuovere i controlli e garantire la corretta governance del fenomeno dell'aumento del turismo in città e della gestione corrette, da un punto di vista fiscale, sanitario e normativo, di B&B, fitta camere e case vacanze. Eppure, basta dare uno sguardo ai dati aggiornati e verificare sul campo l'efficienza dei controlli per rendersi conto delle troppe lacune del servizio.

Elenchi non aggiornati e pochi controlli

Dall'inchiesta "L'oro di Napoli" sul boom delle strutture turistiche a Napoli e la conseguente bolla speculativa, emergono una serie di dati preoccupanti. Il primo dato è il fatto che la lista completa delle strutture alberghiere ed extralberghiere della città di Napoli sia aggiornata al 31 dicembre 2015, più di quattro anni fa. Quattro anni in cui il numero delle strutture in città è diventato quasi 10 volte tanto. Le analisi del Suap parlano infatti di poco più di 800 strutture ricettive, mentre la recente ricerca della rete S.e.t., fatta attraverso l'analisi dei big data estrapolati dal sito Air BnB parlano di 7.400 annunci a Napoli tra B&b, case vacanze e fitta camere. Una sproporzione notevole che fornisce anche la misura con cui l'amministrazione è costretta a governare il fenomeno, con dati vecchi e per nulla attuali. Sono proprio gli ultimi 4 anni che hanno visto una crescita esponenziale del turismo in città, fino al dato Istat del 2018 che parla di 3,7 milioni di visitatori, e proprio questo incremento ha portato alla moltiplicazione gigantesca delle strutture extralberghiere. Sul sito del Suap è possibile leggere gli iscritti al servizio fino all'anno 2018, ma l'elenco completo resta quello del 2015, così come tutti i dati analitici che il servizio ha elaborato. E' in questo scenario che si creano gli spazi per le illegalità e per gli abusi. Come abbiamo visto nell'inchiesta "L'oro di Napoli" nel cuore del centro della città, proprio a pochi passi da via Duomo, nella storia zona de "l'Anticaglia", è possibile che due locali commerciali, uno dei quali fino a poco tempo fa era un esercizio commerciale, sono diventati dei bassi che vengono affittati come case vacanze. Due locali non abitabili che vengono messi sul mercato del turismo per generare speculazione, un abuso edilizio che diventa affare turistico. Un fatto incredibile se contiamo che siamo nel pieno centro storico di Napoli dove ogni giorno migliaia di turisti vanno in giro a mangiare, fotografare e bere. E la polizia municipale? E i controlli del Comune? Evidentemente la loro scarsa efficacia si evidenzia da situazioni come queste.

Le prescrizioni della legge regionale

Ogni regione ha la sua legge in materia di regolamentazione delle strutture extralberghiere, per la Regione Campania è la legge 5 del 2001. Un norma che è più permissiva rispetto ad altri enti regionali, infatti in Campania i B&B, che godono di tassazione agevolata,  possono avere fino a 4 stanze. Superiore a 4 stanze e fino a 6 stanze, è la categoria dei fittacamere, che a differenza dei B&B pagano le tasse come un'impresa, devono aprire partita iva e sono considerate a tutti gli effetti un'azienda del settore del turismo. Una differenza di pressione fiscale non di poco conto, se consideriamo che i ricavi dei B&B vengono considerati delle integrazioni al reddito. Per questo i gestori che vogliono raggirare la legge confondono le acque, si presentano come B&B, magari si iscrivono anche al Suap come B&B ma hanno 6 stanze. Di certo, sulle piattaforme specializzate, è quasi impossibile trovare voci alla categoria "fittacamere" perché tutti si presentano come "B&B". Una pubblicità ingannevole se teniamo conto che la differenza di forma giuridica tra i due tipi di strutture è molto rilevante soprattutto ai fini fiscali. Un altro tipo di raggiro che abbiamo constatato è la violazione dell'articolo 6 della legge regionale, quella che impone che le tabelle dei prezzi, differenziati per stagione, debbano essere affissi in struttura e ben visibili. Durante il lavoro d'inchiesta ci siamo ritrovati davanti al personale che ci accoglieva nelle strutture che ci diceva: "i prezzi variano, dovete parlare con il titolare". E perché cambiano? Perché chi accoglie i turisti in struttura non è in grado di comunicare i prezzi? Perché i prezzi non sono esposti?

E' chiaro che per evitare queste speculazioni ci vorrebbero i controlli, non solo presso le strutture ma anche in forma incrociata andando a verificare come si pubblicizzano sulle piattaforme specializzate le singole strutture e come sono effettivamente registrate. Se lo abbiamo fatto noi con l'aiuto di google e leggendo i siti le piattaforme di settore e i dati pubblici, probabilmente potrebbe essere in grado di farlo qualsiasi funzionario del Comune. Ma tant'è la vulgata tossica è che il turismo ha cambiato la città. Ma siamo sicuri che l'abbia cambiata in meglio?