Da quell'appartamento non doveva uscire eroina, nemmeno una bustina. Doveva avvenire tutto dentro: l'accordo, il pagamento, e anche il consumo. Lasciare andare i tossicodipendenti con la droga appena comprata sarebbe stato troppo rischioso, è così che spesso vengono scoperte le piazze di spaccio: l'acquirente viene bloccato in strada e, trovato in possesso degli stupefacenti, direttamente o meno finisce con l'indicare alle forze dell'ordine dove si trova la piazza di spaccio. E così gli spacciatori avevano trovato questo sistema: per i clienti c'era una stanza apposita, chiunque comprava avrebbe dovuto drogarsi davanti a loro.

È uno dei particolari che emerge dall'operazione eseguita oggi, 9 gennaio, dai carabinieri della Procura della Repubblica di Benevento, che al termine di indagini della Procura hanno arrestato 9 persone, ritenute parte di due gruppi che spacciavano droga nella città campana. Per l'esecuzione delle misure cautelari sono stati impegnati 70 carabinieri, supportati dalle unità cinofile.

La piazza di spaccio sotto gli uffici della Regione Campania

L'operazione è stata denominata "mercato rionale", a indicare la disinvoltura con cui gli spacciatori di uno dei due gruppi smantellati avevano preso possesso dell'atrio degli uffici della Regione e della Provincia, in via Santa Colomba del Rione Libertà. Le telecamere di videosorveglianza li hanno ripresi mentre trattano coi clienti, consegnano la droga e, addirittura, senza preoccuparsi di essere visti usano una delle panchine come tavolo per pesare e confezionare le dosi.

La sala dell'eroina per nascondere i tossicodipendenti

L'altro gruppo, invece, aveva organizzato una "sala dell'eroina" nell'abitazione dove c'era la piazza di spaccio e dove viveva uno dei referenti del gruppo. Gli assuntori venivano costretti ad assumere l'eroina all'interno dell'appartamento per ridurre ulteriormente i rischi. In questo modo evitavano che venissero bloccati dalle forze dell'ordine con la droga appena comprata, che si fermassero nelle vicinanze per assumerla, e che si formasse un andirivieni che avrebbe guidato gli investigatori.

Per nascondere i guadagni, invece, e non tenere il contante in casa, gli spacciatori avevano trovato un altro sistema: i pagamenti venivano effettuati su una carta prepagata intestata a un'altra persona; su questo aspetto sono in corso ulteriori accertamenti, per l'intestatario potrebbe scattare l'accusa di ricettazione.