Matteo Salvini è un «faccia da fondoschiena (peraltro usurato)», «un Neanderthal», «aveva una donna così… (Elisa Isoardi ndr.) e mandava i tweet», un «somaro e un cafone politico». Giorgia Meloni è «la Vispa Teresa». E ancora: Alfonso Bonafede, ministro della Giustizia, «era impegnato ad aggiustarsi la pochette nel taschino della giacca di due misure inferiore» mentre «i grandi capi della camorra stavano a casa».

Così parlò Vincenzo De Luca: il personaggio lo conosciamo, ora tuttavia, in piena campagna elettorale occorre far cadere il velo: siamo in un bar di periferia o stiamo avendo a che fare con la guida amministrativa di una delle più grandi regioni d'Italia? De Luca in 40 minuti ha impiegato la metà del tempo per insultare un suo avversario politico alle prossime elezioni Regionali di settembre,  non ha fornito alcuna informazione rilevante sui temi del Covid-19, pur usando il canale istituzionale – pagato dai cittadini, perché la pagina è sua ma la gestisce uno staff pagato dall'Amministrazione regionale e cresciuto con le sponsorizzazioni Facebook in maniera rilevante –  per sfidare alla pugna il leghista.

Salvini non sarà certo un campione né di simpatia (per molti), né di coerenza argomentativa (per ancor più gente), ma ironizzare sulla sua ex compagna, Elisa Isoardi, è una viltà. Somaro, Neanderthal, cafone: ma Vincenzo De Luca ha argomenti politici, può parlare di qualcosa che interessi la collettività? Altrimenti non usi quello spazio nell'esercizio delle sue prerogative istituzionali, lo chiami più modestamente "Osteria da Vincenzo", "Bar De Luca" e parli  di dame, cavallier, armi e amori, cercando di avere almeno la metà della dignità dei paladini dell'Ariosto e cercando di mitigare la furia che in tempi d'odio politico non fa bene a nessuno, sicuramente non alla Campania che si ricandida a guidare. Forse anche il Partito Democratico, nei suoi snodi nazionali, regionali e cittadini, dovrebbe aprire bocca.