Bisogna fare i conti coi fatti. Come la tautologia della rosa, i fatti sono fatti. Dobbiamo considerarli, senza passione, né pregiudizio. Due film sono stati tratti da due romanzi di Roberto Saviano, uno è ‘Gomorra‘, regia di Matteo Garrone, che ha vinto il Gran Premio della Giuria al Festival di Cannes, nel 2008. L'altro è ‘La Paranza dei Bambini‘ che il 16 febbraio 2019 ha vinto al Festival del cinema di Berlino l'Orso d'argento alla sceneggiatura, firmata dallo stesso scrittore campano con Maurizio Braucci e Claudio Giovannesi.

Diamo un significato a questi fatti: due giurie hanno decretato questi due racconti cinematografici quanto meno ‘socialmente rilevanti'. E cosa deduciamo da questo significato? Che se la trasposizione cinematografica di vicende di cronaca interessa un pubblico internazionale, è possibile che anche i fatti che lo ispirano siano meritevoli di ulteriore attenzione. Ma si sa, nemo propheta in Patria  e vale a Napoli più che altrove.

Però non possiamo non stupirci d'un fatto: sabato 16 febbraio la vittoria di Saviano alla Berlinale, ad oggi, domenica 17, non un messaggio pubblico, non un post sui social network, un tweet, niente di niente dalle istituzioni napoletane e regionali per congratularsi col loro concittadino del traguardo artistico raggiunto. Per molto meno Luigi De Magistris e Vincenzo De Luca hanno messo in piedi show mediatici. Magari è solo una distrazione, magari i complimenti arriveranno subito dopo quest'articolo, smaltito il ragù della domenica. Però al momento agli atti c'è solo una dichiarazione dell'ultracattolico senatore Francesco Giro di Forza Italia che sfotte Saviano dicendo: «Ha avuto solo un premio-contentino».  Del governo nazionale Lega-M5S nemmeno a parlarne: probabilmente qualcuno è rimasto male per la dedica del quarantenne scrittore campano che ha ricordato le Ong che salvano i migranti, odiate da una buona parte del Paese che governa e i maestri di strada napoletani, mortificati e malpagati dalle amministrazioni locali, ritirando il premio.