Puntare su supermercati e autonoleggi, rimodulare lo spaccio di droga per aggirare non solo i controlli delle forze dell'ordine ma anche i decreti anti contagio. Diversificare, tamponare, ridurre le spese non necessarie: come una azienda in crisi, la holding camorra è costretta a correre ai ripari per limitare le perdite, per assicurarsi un continuo, anche se ridotto, flusso di entrate. Lo hanno rilevato gli investigatori che, pur se in parte impegnati nei controlli su strada per l'emergenza epidemiologica, non hanno smesso di tener d'occhio i traffici e gli spostamenti dei pregiudicati, seguendo il filo per ricostruire i nuovi assetti.

Supermercati bersagliati da richieste di pizzo

Di gente in strada ce n'è poca, e questo significa meno possibilità di commettere rapine. Calano anche i furti in abitazione: le persone restano in casa. Imporre il racket alle attività commerciali è troppo rischioso: chi ha dovuto chiudere non può pagare, chi cerca di resistere e si trova con l'acqua alla gola è più propenso alla denuncia. Rimangono i supermercati: tra i pochi negozi ancora aperti, sono sicuramente quelli che continuano ad avere buoni incassi; anche in tempi di forti limitazioni, quello di mangiare è l'unico "vizio" di cui non si può fare a meno, e quindi code costanti e registratori di cassa che continuano a battere scontrini. La fila agli ingressi può rappresentare un deterrente soltanto per le rapine, ma non per le "bussate".

La truffa delle auto a noleggio intestate a prestanomi

Diversificare gli investimenti, scovare qualcosa che possa continuare a far guadagnare nonostante il Coronavirus. A quanto pare, la criminalità dell'area flegrea l'ha trovata: truffare gli autonoleggi. Oltre al racket, si sta diffondendo un'altra pratica: prendere delle vetture a noleggio, intestare i contratti di affitto a prestanome e poi farle sparire del nulla. L'automobile viene venduta all'estero, dove viene reimmatricolata: per ogni automobile di medio livello il guadagno è di circa 10mila euro. Una pioggia di soldi, ma che viene divisa tra gli elementi apicali e che non può garantire un introito anche a tutti quelli che gravitano intorno alla malavita pur non essendo organici ai clan. Da qui, una serie di malumori interni, come quelli che già si registrarono alcuni anni fa, quando la mala di Pianura decise di "scendere in politica" garantendo voti a un candidato: gli spacciatori cominciarono a lamentarsi della scarsa attenzione alle piazze di spaccio e della conseguente diminuzione di soldi contanti.

immagine di repertorio
in foto: immagine di repertorio

La camorra sceglie la cassa integrazione

Riduzione del personale, cassa integrazione. Che, in chiave camorra, significa: tagliare lo stipendio, la cosiddetta ‘mesata', all'indotto delle piazze di spaccio e delle altre attività, ridurre i soldi da inviare alle famiglie dei detenuti. Sul territorio sta accadendo anche questo, e il timore è che la scarsità di liquidità possa portare a un aumento della microcriminalità. Gli stessi scenari che si registrano quando avviene lo sgretolamento di un clan, per arresti o per scissioni: i flussi di denaro centralizzati mancano e arrivano i cani sciolti. Il rischio della nascita di ‘capuzziellie quindi di nuove sanguinose faide è altissimo, spiegano fonti delle forze dell'ordine.

E c'è un altro fattore da tenere in considerazione: molti piccoli criminali che avevano cercato di rimettersi in carreggiata, e che hanno cominciato a lavorare a nero, si sono ritrovati di nuovo senza soldi e potrebbero riprendere a delinquere.