Nicola Rullo
in foto: Nicola Rullo

Il clan Contini avrebbe imbastito un sistema, fatto di professionisti, prestanomi e agganci all'interno delle banche, per mettere le mani su mutui apparentemente concessi a semplici cittadini per comprare le case e invece finiti nelle casse della camorra. È l'ipotesi su cui si fonda l'ultima inchiesta sul clan del Vasto-Arenaccia, nel centro di Napoli, e che ha portato alla notifica, in questi giorni, di 59 avvisi di garanzia: tra questi ci sono il direttore di una filiale di banca e un notaio, una valanga di prestanomi, il titolare di una agenzia immobiliare e Nicola Rullo, presunto boss del clan Contini. E dall'inchiesta emerge un particolare inquietante: per rientrare in possesso di alcuni titoli di credito, Rullo avrebbe minacciato una coppia e tenuto sospeso il loro figlio piccolo oltre la ringhiera del balcone.

Come funziona la truffa dei finti mutui per comprare le case

Secondo la ricostruzione dei magistrati, il gruppo capeggiato da Nicola Rullo era in stretto contatto con professionisti della borghesia e tramite loro aveva accesso ai fondi bancari mascherandoli da mutui per l'acquisto di abitazioni o per l'avvio di attività. A chiedere il finanziamento era un prestanome, che si presentava come un semplice cittadino con ottime referenze. A costruire il profilo giusto ci pensava Salvatore Giglio, titolare della Giglio Immobiliare, che forniva documentazione fiscale e buste paga, tutto ovviamente falso.

Le pratiche venivano agevolate da Vincenzo Montone, all'epoca dei fatti direttore in una filiale dell'Unicredit, e da un notaio, anche lui indagato. Il mutuo veniva erogato, il prestanome incassava qualche migliaia di euro e il capitale finiva nelle casse del gruppo di Rullo. Che, a quel punto, pagava qualche rata e poi si intascava il resto. Le operazioni eseguite con questo sistema sarebbero decine, con importi che vanno dagli 80mila ai 400mila euro.

La minaccia di uccidere un bambino per farsi dare gli assegni dai genitori

In questo contesto si verifica un litigio tra il gruppo di Rullo e un ex socio in affari che abita nella zona del Lavinaio, nel centro di Napoli. Secondo la ricostruzione dei magistrati il presunto boss dei Contini avrebbe fatto irruzione nell'abitazione dell'uomo, che era in casa con la moglie e il figlio piccolo, per rientrare in possesso di alcuni assegni, per un totale di circa 14mila euro. Mentre i genitori venivano tenuti fermi con una pistola alla tempia, Rullo avrebbe afferrato il bambino e lo avrebbe tenuto sospeso sul balcone, oltre la ringhiera, in modo che tutti dalla strada potessero vedere il bambino penzolante nel vuoto.