Le mani del clan Contini sul business delle truffe agli anziani in tutta Italia. È quanto emerge dall’indagine “Condor” dei carabinieri del comando provinciale di Milano che questa mattina – con il contributo dei militari dell'Arma di Bergamo e degli uomini della Squadra Mobile di Genova – stanno eseguendo tra Napoli e provincia, Milano e in Spagna, due ordinanze di custodia cautelare per 51 persone accusate a vario titolo di “associazione per delinquere finalizzata alla commissione di più delitti di truffa aggravata in danno di persone anziane”. Il provvedimento, emesso dal gip della Direzione distrettuale antimafia di Napoli, segna la più grande operazione di sempre per questo tipo di reato.

A 14 destinatari viene contestata l’aggravante di favorire proprio il clan egemone nella zona dell’Arenaccia, Borgo Sant’Antonio Abate, Vasto e San Giovannello; ad altre 17 è contestata l’aggravante della transanazionalità. Si tratta dei “telefonisti” che operavano dalla Spagna e che gestivano i complici in mezza Italia riferendogli l’indirizzo della vittima da colpire. Secondo quanto emerso dalle indagini, erano capaci di raccogliere anche 300mila euro in pochi mesi. La “batteria spagnola” era già stata colpita nel febbraio 2018, quando i carabinieri di Milano arrestarono 5 napoletani tra i 21 e i 31 anni accusati di almeno 27 episodi avvenuti tra il novembre 2016 e il febbraio 2017 ai danni di 24 donne e 4 uomini (dai 65 ai 95 anni) a cui avevano portato via, in alcuni casi, perfino le fedi nuziali dei coniugi defunti.

Dalle 4 di questa mattina i militari di Milano diretti dal comandante Michele Miulli, assieme ai colleghi napoletani, stanno notificando i provvedimenti soprattutto nella zona del Vasto, la roccaforte del clan Contini, che dalle carte risulta la mente di una fitta rete di truffatori che venivano “assunti” dopo un casting e una formazione professionale. I ruoli erano due: i telefonisti e gli operativi. I primi, compresi quelli in Spagna, trovavano i numeri di telefono fisso su rubriche online o sulle pagine bianche, ogni volta si concentravano su una determinata area così da concentrare in un solo punto più colpi e ottimizzare il lavoro degli operativi. Questi ultimi erano anello finale della catena ma quello fondamentale perché raccoglievano materialmente la refurtiva. In genere gli veniva dato il 20 per cento del bottino. Una volta predata l’area (i casi sono stati registrati in molte regioni, soprattutto nel nord Italia) rientravano nel fine settimana a Napoli per consegnare l’oro e i preziosi, riciclati in compro oro compiacenti.

Il modus operandi era collaudato. Il telefonista agganciava l’utente anziano fingendosi un avvocato che chiamava per conto di un parente della vittima. Grazie alle tecniche affinate col tempo, riuscivano a raccogliere elementi della vita dell’interlocutore, in modo da sembrare effettivamente l’avvocato della figlia o del figlio del malcapitato. Il modo più semplice era questo: “Pronto, sono l’avvocato XXX, suo figlio ha avuto un incidente”. A quel punto, preso dallo spavento, l’anziano/a diceva il nome del figlio (“Ma come? Come sta Matteo?”) e qualora avesse una figlia non badava all’errore del presunto avvocato (“Che è successo a Maria?”), fornendo così un assist. Il truffatore diceva che il congiunto aveva investito una donna incinta, che ora era bloccato in commissariato e che avrebbe rischiato molti anni di carcere se non avesse pagato una cauzione. Per convincere l’anziano, gli chiedeva di mettere giù la cornetta e chiamare subito il 112 per verificare. Era questo il trucco definitivo: il truffatore non chiudeva la telefonata, in questo modo la vittima, pur riponendo il ricevitore, restava comunque collegato e quando componeva il 112 rispondeva un complice dell’avvocato fingendosi il commissario di turno. Il finto poliziotto confermava la storia peggiorando il quadro dell’arrestato, per poi dare speranza alla vittima dicendogli che tutto si sarebbe sistemato se avesse consegnato oro e preziosi per pagare la cauzione. In questa fase entrava in gioco “l’operativo” che era già nel quartiere del raggirato, pronto a suonare alla sua porta dicendo di essere l’incaricato. Alla vittima veniva il telefonista chiedeva di pesare l’oro su una bilancia, una precauzione per evitare che l’operativo potesse fare il furbo e intascare più del dovuto.

Per quanto possa sembrare tutto assurdo, il meccanismo funzionava benissimo. Questo perché puntavano a persone sole e molto anziane. In questo modo il clan ha guadagnato una montagna di soldi sapendo di rischiare pene trascurabili. Ma le contestazioni presenti nell’indagine “Condor”, con l’aggravante camorristica, potrebbero cambiare lo scenario.