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Overcrowded è un termine che sovente si usa nel gergo dei trasporti pubblici per definire un mezzo strapieno qui e ora. È differente dall'overbooking degli aerei, quello riguarda le prenotazioni in più. Ora: immaginate un Pronto Soccorso d'ospedale come un Bus Pollicino, uno di quei mezzi piccoli che si inerpicano per i vicoli stretti dei Quartieri Spagnoli. Quando il «Ps dichiara overcrowed» è perché lì dentro non c'entra più nessuno. In realtà non succede quasi mai. Per questo motivo abbiamo in Campania lo ‘scandalo barelle' (ma che scandalo è, se succede puntualmente ogni anno?): le accettazioni intasate, l'infame semaforo dei Triage che ha troppo rosso e poco verde. E poi le Obi, le Osservazioni Brevi Intensive, inferni camuffati da purgatorio dove troppe lettighe sono separate da poche tendine.

Quest'andazzo in Campania all'inizio del mese di marzo 2020 ha avuto il suo terremoto. Un sisma che ha un nome: si chiama Sars-CoV2, per gli amici Coronavirus. Col Covid-19 e il suo altissimo tasso di contagio, medici, infermieri, operatori socio sanitari, barellieri, autisti, guardie giurate, hanno iniziato a riscoprire qualcosa che in Campania era rara come la Cometa di Halley: i Dpi, ovvero mascherine, tute, guanti, sovrascarpe e così via. Ma soprattutto hanno iniziato a capire che l'unico modo per ridurre il rischio era non riempire i locali ospedalieri come un uovo. Niente barelle una dietro l'altra come una fila in tangenziale, niente amici e parenti dei malati all'accettazione, niente, niente di quanto fatto finora. Per scongiurare i contagi e le continue sanificazioni ci si è dovuti attrezzare con rigidi protocolli e cautele. Tutto si sa, ha un costo.

Lo scontrino che testimonia il costo di quest'emergenza per i cittadini della Campania, parliamo soprattutto di Napoli, è lungo 19 pagine. È un documento che Fanpage.it ha avuto la possibilità di analizzare e che mostra il disastro della sanità regionale nella Fase 2 della gestione ordinaria e straordinaria (leggasi Covid-19). Concentrati come siamo sul Coronavirus abbiamo forse dimenticato che in Campania si muore anche e molto più per malattie cardiovascolari, per patologie oncologiche, per ictus, infarti fulminanti, patologie connesse al diabete, per traumi da incidente.

La narrazione social che racconta di organizzazioni perfette,  di medici saggi e tuttofare, di infermieri bardati stanchi e festosi, autisti di ambulanze agili come piloti di Formula 1 sa di falso ed è un falso che deve scomparire prima possibile. Dietro questa favoletta si annida la piaga mai sanata del sistema sanitario della Campania.

Ma stiamo ai fatti. Come un romanzo di Joyce, il mini-dossier del 118 dell'Asl Napoli 1 Centro accende i riflettori su un definito lasso di tempo. In questo caso due giorni: domenica 10 e lunedì 11 maggio. Contestualizziamo: a Napoli i contagi stanno scendendo, idem i morti e i malati di Covid-19 ospedalizzati. Si parla di Fase 2, il caldo è alle porte, ci sono le prime riaperture di attività commerciali e si inizia a pensare al futuro con relativo ottimismo. Ma in quelle 48 ore chi ha avuto la sventura di chiamare una ambulanza non all'amore né al denaro né al cielo si è dovuto affidare, ma al caso. Sirene hanno risuonato come forsennate tra Napoli e provincia alla ricerca di letti liberi. 

Questo è il racconto di un inferno: ore 00.54 del 10 maggio: chiude Villa Betania per sanificazione. Riapre alle 14.20. Alle 8.14 chiude il Cardarelli per sovraffollamento in Pronto Soccorso e Obi e una emergenza Covid. Alle 9.20 il Fatebenefratelli comunica l'esaurimento di posti letto per donne e uomini, alle 10.03 lo fa il Cto, per il Pronto Soccorso. Alle 11.15 l'Ospedale del mare e infine di nuovo il Cto: affollamento. È tutto nero su bianco, atti pubblici firmati dai Medici Coordinatori di turno.

L'11 maggio la Via Crucis si ferma sulla casella delle barelle. Mancano e con esse i posti letto, al Cardarelli, Vecchio Pellegrini, Fatebenefratelli, Cto, San Giovanni Bosco, Ospedale del mare. Manca pure l'ossigeno, fondamentale. «I tempi per sbarellare i pazienti trasportati in ospedale diventano estremamente lunghi e le richieste di intervento restano inevase oltre il previsto» si legge in una nota di un coordinatore sanitario.

«Inevase oltre il previsto« è una frase terribile. In ambito di pronto intervento può significare anche «quando è troppo tardi».

Pazienti sospetti Covid in attesa del tampone, situazione di emergenza, mancanza posti letto in ospedale: frasi chiave che si ripetono con l'antichità del fax. Ce ne sono decine che viaggiano lenti e inesorabili da una parte all'altra di Napoli.  Le Cardiologie hanno un tetto di pazienti, le Chirurgie d'Urgenza hanno un tetto di pazienti. L'Obi, la Medicina d'urgenza: tutti hanno un tetto massimo di pazienti:è la regola, c'è il Coronavirus.

Il giovane Holden non seppe mai dove vanno le anatre quando il lago gela. Noi in Campania non sapremo mai dove donne e uomini che in quei due terribili giorni, in quelle due terribili notti, chiesero aiuto, furono mandati. Furono curati bene e nei tempi giusti? E qual è stato l'esito delle cure? Questa situazione d'emergenza permane, a Napoli? E soprattutto: perché nessuno – dal presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca al ministro della Salute Roberto Speranza sta dicendo niente?

Aggiornamento: l'ospedale Cardarelli con una nota smentisce la ricostruzione di Fanpage.it che tuttavia si basa su documenti ufficiali. Che pubblichiamo.

(articolo aggiornato il 13 maggio alle ore 11.25)